Ha vinto Stefano Pioli

Dato a Zlatan quel che è di Zlatan cosa rimane da dire sul Derby di sabato?

Sono passate quattro intere stagioni e otto partite dall’ultima vittoria del Milan in un derby di campionato. Era il 31 gennaio 2016, sul tabellino marcatori finirono Alex, Bacca e Niang per un netto 3-0 finale, che rimane il punto più alto della non esaltante esperienza di Mihajlovic sulla panchina rossonera.

Dei ventidue titolari di quella sera soltanto Donnarumma, Romagnoli, Handanovic, Brozovic e Perisic hanno attraversato questi quattro anni di storia e sono scesi in campo sabato, con l’aggiunta di Calabria e D’Ambrosio che nel 2016 restarono in panchina per tutti i 90 minuti.

Il rossoneri si sono presentati alla stracittadina sulle ali dell’entusiasmo: a punteggio pieno dopo tre giornate, con Ibrahimovic ritornato al centro dell’attacco dopo essere guarito dal Covid e avendo dimostrato di saper vincere anche senza il loro leader, sebbene contro neopromosse come Spezia e Crotone. L’unica assenza rilevante rispetto al novero dei titolari era rappresentata da Rebic, ancora indisponibile per una lussazione del gomito.

La squadra di Conte invece ha dovuto fare a meno di due terzi della difesa titolare a causa della positività al Covid di Skriniar e Bastoni, sostituiti da D’Ambrosio e Kolarov.

I duelli chiave

Oltre alla sfida a distanza tra Lukaku e Ibrahimovic, bomber e trascinatori delle due squadre, sulla carta si annunciavano diversi duelli determinanti per l’esito finale. Il confronto più atteso era sicuramente quello tra Hakimi e Theo Hernandez, ex compagni di squadra al Real Madrid e pedine fondamentali, con le loro accelerazioni sulla fascia, per lo sviluppo della manovra offensiva delle rispettive squadre.

A fine partita si può dire che la sfida tra i due terzini sia stata vinta da Hakimi, che ha costantemente messo in difficolta il suo corrispettivo rossonero. Tuttavia nell’economia complessiva della gara il duello si è rivelato meno determinante del previsto per la definizione del risultato finale.

Gli altri snodi decisivi per la partita coinvolgevano i centrali difensivi delle due squadre e quanto efficacemente avrebbero saputo contenere i fenomenali centravanti avversari: De Vrij si trovava di fronte Ibrahimovic, mentre Romagnoli e Kjaer avrebbero dovuto controllare rispettivamente Lukaku e Lautaro. Gli interrogativi riguardavano soprattutto il giovane capitano del Milan, al rientro dopo un infortunio al polpaccio, che già nella scorsa stagione aveva mostrato grandi difficoltà a limitare l’esplosiva fisicità e progressione del gigante belga.

Le scelte del mister

Alla vigilia del match l’unico dubbio di formazione per Pioli riguardava chi inserire al posto di Rebic come esterno di sinistra. Dalla scelta tra Brahim Diaz e Leao, giocatori con caratteristiche molto diverse, sarebbe dipesa l’impostazione della partita da parte del Milan. Brahim, molto più tecnico negli spazi stretti e adatto alla gestione di un possesso palla ragionato, aveva mostrato buona condizione nelle ultime partite e offerto prestazioni convincenti in tutti i tre ruoli dietro la punta. Inoltre arrivava da una doppietta con l’Under 21 spagnola.

Leao invece, prima di segnare due goal da vero rapace d’area contro lo Spezia, era apparso piuttosto fuori condizione e poco determinato proprio nella posizione di esterno a sinistra.

Nonostante questo Stefano Pioli ha deciso di dare fiducia al giovane portoghese, puntando sulle sue accelerazioni per fare breccia nella difesa nerazzurra e accentuando ulteriormente la verticalità della sua squadra.

Antonio Conte ha schierato la sua squadra con il consueto 3-5-2, sebbene nella pratica Barella andasse ad occupare una posizione più avanzata rispetto a Brozovic e Vidal, che hanno giocato quasi sulla stessa linea.

La partita e dove l’ha vinta Pioli

La premessa necessaria è che tutte le partite per essere vinte richiedono una piccola dose di fortuna, il Derby di Milano in particolare spesso è stato deciso da singoli episodi e da giocate determinanti a tempo scaduto. Nelle ultime otto partite ben quattro volte il risultato è stato sancito da un goal nei minuti di recupero, regalando gioie e dolori a entrambe le contendenti.

La partita di sabato ha per lunghi tratti ricalcato il copione del Derby precedente, vinto 4-2 dall’Inter. Esattamente come lo scorso anno i rossoneri hanno sbloccato il risultato e raddoppiato dopo pochi minuti. Contrariamente al match dello scorso febbraio però, i ragazzi di Pioli sono riusciti con sacrificio, determinazione e un po’ di buona sorte a evitare un’altra clamorosa e beffarda rimonta.

La partita è stata da subito frizzante, con entrambe le squadre propositive e intenzionate a vincere. Dopo nemmeno un minuto Hakimi fa pentire Theo Hernandez dell’eccessiva sicurezza nelle sue dichiarazioni della vigilia e lo supera con un tunnel, ma Kjaer riesce ad allontanare il cross dell’esterno marocchino. Al 10’ Calabria accelera stringendo verso centrocampo. Brozovic si trova in una terra di mezzo da cui esce troppo tardi per affrontare il terzino rossonero, che riesce a trovare Calhanoglu completamente libero alle spalle del centrocampo interista. Il numero 10 del Milan serve Ibrahimovic con un filtrante, Kolarov lo atterra in area. Rigore. Handanovic para, ma Zlatan scaraventa in porta la respinta e segna l’1-0.

Al 15’ la fiducia di Pioli viene ripagata: Leao riceve palla pochi metri oltre il centrocampo, la linea difensiva dell’Inter è molto alta e Ibrahimovic si posiziona tra De Vrij e Kolarov. Il portoghese si trova nella situazione migliore per essere pericoloso: ha campo davanti a sé e può affrontare D’Ambrosio in 1 vs 1 esaltando le sue doti atletiche. Accelera e supera il suo avversario lasciandolo sul posto con una sterzata e controsterzata che, dietro l’apparenza di una finta di corpo, più verosimilmente è la correzione all’ultimo istante di una parziale perdita di controllo del pallone. Superato D’Ambrosio, Leao punta l’area, alza la testa e pennella un cross al bacio sul secondo palo per Ibrahimovic che insacca. Il goal è tutto di Leao.

Al 29’ Perisic va sul fondo e crossa rasoterra per Lukaku che accorcia le distanze. Al 59’ il probabile sliding doors della partita: il colpo di testa di Hakimi su cross delizioso di Vidal esce di pochi centimetri.

Al 62’ arriva la seconda scelta decisiva di Pioli: fuori Leao e dentro Krunic. Il cambio effettuato dall’allenatore rossonero sembra folle: da inizio secondo tempo l’Inter sta spingendo per trovare il pareggio, i rossoneri subiscono, ma soprattutto faticano a ripartire e organizzare la manovra quando recuperano palla. Il Milan appare in balia dell’avversario e per alcuni minuti sembra che un’altra rimonta sia l’unico epilogo possibile della partita. Le accelerazioni di Leao rappresentano l’unica fonte di apprensione per la difesa nerazzurra e la sua sostituzione suona come una rinuncia a cercare il terzo goal.

In pochi minuti la decisione di Pioli, apparentemente autodistruttiva, mostra i suoi pregi: il Milan perde rapidità e pericolosità in contropiede ma guadagna compattezza e copertura dello spazio, fornendo una sensazione di ritrovata solidità difensiva. L’Inter continua a spingere e i rossoneri soffrono, ma con disciplina e organizzazione. L’epilogo finale non sembra essere più così scontato. Contemporaneamente la squadra nerazzurra perde un po’ in intensità. Tutti gli elementi dell’attacco e del centrocampo interista, nessuno escluso, hanno disputato interamente o quasi entrambi i match con le proprie nazionali durante la sosta, inoltre Lautaro e Vidal rientrano dal Sudamerica con gli scompensi che conseguono a volo così lungo. Nella formazione rossonera invece solo Kessie e Calhanoglu hanno giocato 180 minuti con le rispettive rappresentative.

Proprio alla luce di questo fatto si potrebbe leggere la scelta di Pioli che, con il senno di poi, appare ammantata di ulteriore saggezza se collegata con l’inevitabile calo fisico nerazzurro. Nella mezz’ora successiva le occasioni non mancano: viene concesso un rigore all’Inter, poi revocato per fuorigioco; Krunic si divora un’ottima occasione e Lukaku sfiora il pareggio per due volte nei minuti di recupero. Alla fine il Milan con abnegazione e la necessaria collaborazione della fortuna riesce a portare a casa l’intero bottino.

Tralasciando l’impatto di Ibrahimovic, ancora dominante e determinante a 39 anni, di cui si è già scritto abbastanza; la sensazione è che da un lato Stefano Pioli abbia vinto la partita con due scelte azzeccate sull’esterno di sinistra, dall’altro Antonio Conte abbia sottovalutato inspiegabilmente l’importanza di tagliare i rifornimenti e schermare Calhanoglu, il vero cervello e passaggio obbligato della manovra milanista.

Rispetto al Derby precedente Brozovic sembra essere stato esentato da espliciti compiti di marcatura su Calhanoglu, che, senza un avversario che si occupasse specificamente di lui, ha goduto di più spazio per esprimere il suo estro e dirigere la manovra rossonera. Questa maggiore libertà emerge chiaramente confrontando i numeri del turco nella partita di ieri con quelli del Derby precedente. In entrambe le occasioni il numero 10 rossonero è rimasto in campo per tutti i 90 minuti e, mentre sabato ha toccato palla 73 volte ed effettuato 49 passaggi con una precisione dell’87,8 %, a febbraio i tocchi erano stati solo 59, i passaggi 41 e la precisone l’82,9%.

Il tecnico nerazzurro sembra essersi affidato eccessivamente allo strapotere dei suoi due attaccanti, che hanno giocato entrambi un ottima partita e sono stati limitati solo con enorme fatica dalla grande collaborazione difensiva dei mediani e dei terzini del Milan. L’Inter invece ha difettato proprio a livello associativo. Mentre Theo Hernandez e Kessie si prodigavano in recuperi difensivi facendo a spallate con i 95 kg di Lukaku, Brozovic e Perisic aleggiavano indecisi senza una posizione precisa e senza sapere come muoversi e chi marcare in fase difensiva.

Al netto della sconfitta, l’Inter ha ancora una volta mostrato le straordinarie potenzialità della sua rosa. La mancata vittoria contro un avversario in forma come il Milan non deve affatto ridimensionare le ambizioni della squadra nerazzurra, che se riuscirà a risolvere qualche incertezza difensiva mostrata anche contro il Benevento -magari con il rientro di Young, più adatto di Perisic al ruolo di esterno di centrocampo- potrà ambire tranquillamente allo scudetto.

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