Il disastro Ferrari al GP del Belgio, raccontato con i meme

Il primo, forse più significativo, lo vedete in copertina: Mission Failed. La missione, quella di riprendersi lo scettro della Formula 1 spodestando Mercedes, è fallita. E di brutto anche. Anzi: della Mercedes in Ferrari devono proprio dimenticarsene (e star pronti ad essere doppiati senza troppe difficoltà nel corso del GP di domani). Una situazione tragicomica di cui però ancora non si conoscono responsabili nè si indica con sicurezza un percorso per riprendersi. E questo forse é ancora più grave della situazione in pista.

Già, perché i primi a fare una figura barbina (per non dire di peggio) sono proprio quelli che stanno al muretto e che in teoria dovrebbero avere l’onniscienza su tutto quello che succede sia in pista che fuori: strategia, contro strategie, colpi di reni, analisi dei dati e così via. E invece non è proprio questo il caso. Dopo il crescente imbarazzo degli scorsi Gran Premi, dove a team radio confusi e senza né capo né coda (con ingegneri confusi, che non sanno rispondere alle domande dei piloti e che addirittura confondono questi ultimi con informazioni sbagliate e contrastanti) è seguito il vergognoso siparietto con Vettel che detta le regole ai propri ingegneri, i quali con la coda tra le gambe possono solo ubbidire all’unico che a quanto pare ci capisce qualcosa, oggi abbiamo assistito alla ciliegina sulla torta di questo circo: “In fondo questa macchina è la stessa delle gare scorse come lo è quella dei nostri rivali diretti” dice Binotto, come a voler dare la colpa ai piloti “poco a loro agio con la vettura” o a fattori esterni (meteo, tecnologie avversarie), ignorando completamente come il problema più grande della Ferrari sia la macchina stessa e la competenza assolutamente insufficiente del team che proprio a Lui fa capo.

E insomma, proprio colui che dovrebbe essere il più preoccupato di questa situazione sembra voler scaricare le colpe sul caso o su altri fattori piuttosto che assumere la responsabilità, che certamente non sarà tutta sua, ma si sa: nel calcio, nella Formula 1 e nella vita, a rimetterci anche quando ne hanno poche colpe sono sempre, rispettivamente, gli allenatori, i Team Principal e i ragazzi per bene. Qualcuno ha detto che Binotto sia un ottimo ingegnere ma sia totalmente incapace di carpire e gestire le emozioni, gli stati d’animo, il feeling comunicativo ed in generale l’andamento del morale nella scuderia: tutto ciò che un Team Principal coi fiocchi deve saper fare. Che sia l’ora di un piccolo cambio a casa Maranello?

L’unico cambio ufficializzato, per ora, è quello di Vettel (Bart nel meme qui sopra), che dopo una stagione da separato in casa deve subire anche la beffa di stare al volante di una monoposto inguidabile sviluppata da un team che sembra non ascoltarlo più e al quale è lui a dover suggerire e correggere le strategie. Stanno facendo di tutto, insomma, per far sì che Vettel passi dal rammarico per il mancato rinnovo alla gioiosa felicità di non dover più guidare un trattore con l’ala mobile.

La cruda verità, mettendo un attimo da parte il comparto umanistico del team, è che la Rossa semplicemente non va: correzioni su correzioni per non finire in testacoda o uscire di pista, difficoltà nel superare un’Alpha Tauri pur avendone preso la scia fin dall’inizio dell’Eau Rouge, un’aerodinamica disastrosa che in uscita di curva tarpa le ali a quella poca potenza rimasta alla PU della SF1000 dopo la mutilazione post-2019. Vettel e Leclerc ci hanno provato anche troppo; arrivare in Q2 oggi era più un sogno che realtà. Ma da chi di dovere, comunque, non arriva neanche un “bravi ragazzi”. Anzi.

Per un pilota che se ne va, ce n’è un altro che da sempre sognava la Ferrari e che alla vista di un contratto con la Rossa fino al 2024 probabilmente deve aver fatto i salti di gioia. Little did he knew… adesso si ritrova in una situazione che fa piuttosto pena: “più di così non potevo fare” ha detto oggi, dopo aver strappato con le unghie e con i denti la 13° posizione in griglia. E all’improvviso, forse, questi quattro anni di contratto potrebbero diventare una palla al piede piuttosto che un’opportunità per affermarsi come il futuro della Formula 1.

E infine ci siamo noi: Tifosi e/o semplici appassionati della Formula 1 che dobbiamo assistere inerti ed inermi al disastro di una Ferrari che mai nella storia recente si era dimostrata così deludente e triste come durante questa prima parte di GP del Belgio.

La speranza è l’ultima a morire e presto o tardi la Ferrari risorgerà, non c’è dubbio, ma l’immagine di una Mercedes che doppia una Ferrari (che con ogni probabilità vedremo domani) resterà nella storia della Formula 1 per tanti, tanti anni a venire. Con buona pace di tutti noi (e di quei due sciagurati che ogni fine settimana cercano di addomesticare una monoposto ormai senza speranza).

Emanuele Breschi

Diplomato in Lingue e laureato in Scienze Politiche, anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri.

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