Imola ufficiale, ora Ferrari rischia il disonore

Adesso è ufficiale, Imola, l’autodromo Enzo e Dino Ferrari, sarà il terzo appuntamento della Formula 1 in Italia, probabilmente il 1 novembre. Tuttavia se a livello nazionale, politico, economico-turistico questa può essere considerata una grande notizia, per la Ferrari questo terzo GP tricolore sarà una spada di Damocle sulla testa, assieme al Gran Premio della Toscana (Mugello) come 1000 GP della storia della scuderia. Perché la responsabilità è tanta.

Avendo dunque appurato che la rossa correrà 3 GP in casa, possiamo ammettere che le aspettative normali saranno equivalenti a 3 GP di Monza, dove ricordiamo, l’anno passato il predestinato ha infiammato i cuori di una nazione. E questo non è assolutamente un buon fatto, viste le prestazioni del cavallino rampante. Cerchiamo di immaginare questa scena: la Ferrari doppiata a Monza, (visto che sul dritto è ferma), distrutta al Mugello in casa, con una figura vergognosa visto il raggiungimento di 1000 GP e letteralmente affondata a Imola, con il tifo rosso ed una intera nazione in ginocchio. Il numero 3, il numero di Dio, il numero perfetto, rischia di essere il numero della disfatta e del disonore.

(leggi la nostra lettera aperta a Charles Leclerc)

Tre Italian Grand Prix?

Ogni cosa in gioco durante questi gran prix sul bel paese è come se fosse elevata al cubo: cioè se vinci è come se avessi vinto il mondiale, grande festa e carosello. Se perdi è come se avessi perso tutti i gp del campionato. Ma se fai una prestazione penosa, dove le tue macchine vengono doppiate, sverniciate, derise? Beh in quell’occasione allora il rischio è quello di perdere credibilità, di perdere la speranza, di perdere l’onore della storia. Tutto questo ripetuto per 3 volte; forse alla Ferrari converebbe non presentarsi.

La questione rischia ora di sfociare nell’etica e nel cavalleresco, e non ci sembra il caso perché qua su RBR parliamo di sport, anche se spesso, morale e cavalleria, sono sinonimo di sport, non cose astratte. Quindi senza filosofeggiare vogliamo spiegare questo: la Ferrari rischia tanto, il piatto è bollente e la squadra non sembra pronta ad affrontare questa sfida.  La Ferrari ha una storia da salvaguardare, una nazione da rappresentare e un onore cavalleresco da difendere. E qui entra in gioco un imperativo morale, entra in gioco l’etica: la rossa non si può permettere che la sorte agisca in questo modo, che i fatti vadano in questa direzione. La Ferrari non si può permettere di fallire su tutti i fronti e deve per lo meno, se non può risollevare il risultato, salvare il suo onore e la sua faccia.

Imperativo morale della rossa

Dunque l’imperativo, e dire questo non è essere di è parte ma è essere tifosi onesti e giusti, che non godono dei problemi altrui e rispettano l’avversario, sarà impegnarsi al massimo per arrivare in Italia preparati al meglio, con la coscienza a posto e la testa alta, senza provare alcun rimorso per fatti che non si possono cambiare. Ma non un passo di meno deve essere fatto. Non uno di meno. La rossa scuderia dovrà sbarcare in Italia cosciente di non poter fare di più, di essere padrona del proprio destino e di aver fatto di tutto, l’impossibile andata e ritorno, per ottenere il massimo. Allora e solo allora la Ferrari potrà salvarsi.

« Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell’ebrezza. La regola dell’uomo d’intelletto, eccola:- Habere, non haberi (Possedere non essere posseduti). » […]
«Il rimpianto è il vano pascolo d’uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni. »

Gabriele D’Annunzio “Il Piacere”

 

 

GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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