NBA, ecco come ripartirà la Lega dalla “bolla” di Orlando

Finalmente, come avranno pensato tanti appassionati di basket, ci avviciniamo nuovamente alla prima “palla-a-due” dell’epoca post-coronavirus. Anche l’NBA, come il resto del Mondo, ha dovuto rimodellarsi sulla base delle nuove esigenze epidemiologiche ed igienico-sanitarie. Quali però le misure?

Come ormai accertato da mesi, sappiamo che le partite riprenderanno a Disneyworld, con le franchigie attualmente in rigoroso e strettissimo isolamento nella cosiddetta bolla di Orlando. Ciononostante, non tutti i giocatori hanno potuto raggiungerla nell’immediato: è di pochi giorni fa, infatti, la notizia che Bledsoe non raggiungerà i Bucks per almeno 10 giorni in seguito alla positività riscontrata al Covid-19. Non è il primo giocatore interessato però: Westbrook, Harden, Dinwiddie, DeAndre Jordan sono altri nomi di “contagiati illustri”, oltre alla nota storia di Gobert e gli Utah Jazz e al coinvolgimento passato di Jokic nella vicenda che ha poi coinvolto anche l’attuale n°1 del tennis Novak Djokovic.

Quali sono le dinamiche all’interno di questa bolla?

I giocatori rispettano l’isolamento all’interno del Walt Disney World Resort con la concessione di muoversi fuori dalla stanza soltanto muniti di mascherine e guanti. I pasti sono loro recapitati fuori dalla stanza dai camerieri evitando ogni contatto ravvicinato. Se fin qua tutto può apparire regolare, la NBA ha creato all’interno di questo centro una linea telefonica anonima per denunciare atteggiamenti imprudenti di alcuni giocatori: l’idea ha suscitato forti reazioni, prevalentemente contrarie, tra i protagonisti dell’NBA. Tuttavia, è piacevole anche segnalare siparietti divertenti come quelli che riguardano Doc Rivers, attuale head-coach dei Los Angeles Clippers, il quale ha scherzato “Ho segnalato LeBron, il prossimo sarà Popovich (ride, ndr). L’obiettivo è di essere l’unica squadra al completo alla ripresa”.

Da menzionare l’emergenza in casa Brooklyn Nets: assenti non solo i lungodegenti Irving e Durant per infortunio, Jordan e Dinwiddie per Covid ma anche Wilson Chandler il quale ha deciso di non volersi separare dalla propria famiglia.

Mancano 10 giorni ancora, e data la situazione negli USA nulla è sicuro, ma senza dubbio tra i tifosi l’eccitazione sale, così come l’impazienza di sapere chi si aggiudicherà l’anello della, senza dubbio storica, annata 2019-2020.

Niccolò Amerighi

Editore per ICDF per oltre 4 anni, collaborazione interrotta nell'anno della maturità (2017). 22 anni, una grande passione per calcio e basket su tutti gli sport, attuale tesista nel CdL in Scienze Motorie (Triennale) all'università di Pisa.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: