Intervista a Maurizia Cacciatori: Pallavolo, vita e Covid

Lo sport post Covid non è lo stesso che avevamo lasciato e salutato a Febbraio, sotto molti punti di vista. Tra tanti problemi dovuti all’organizzazione, ai fondi, al rispetto delle normative molti sport sono ripartiti e tornati alla ribalta, mediatica ed economica, primi su tutti il calcio ed il motorsport. Tuttavia, molti altri, la maggior parte anzi, non hanno potuto riprendere i loro rispettivi campionati, facendo difatti cancellare l’anno 2019/2020 dagli annali e dalla storia. Tra questi vi è uno sport apprezzatissimo, seguitissimo e giocatissimo in tutto il mondo e in tutta Italia: la pallavolo.

Per questo noi abbiamo cercato, pur con le nostre minime capacità, di dargli voce e di portarlo di nuovo agli occhi di tutti attraverso le parole di una delle più celebri, vittoriose e forti giocatrice italiane di tutti i tempi.

Dovrebbe, teoricamente, bastare solo la foto di copertina per presentare chi ha deciso di prestarsi ai nostri microfoni telefonici un po’ di tempo addietro, ma per rispetto e per giustizia ve la introdurremo brevemente, cercando di disegnare la carriera di una star della pallavolo in poche righe. Cari 4 nostri lettori, è con piacere che vi presentiamo Maurizia Cacciatori.

Nata a Carrara nel 1973 Maurizia Cacciatori compie tutta la trafila delle giovanili fino al debutto in prima squadra e fino alla cavalcata trionfale verso la Serie A nella Carrarese. Gioca poi in diverse compagini, tra cui Perugia, Bergamo e Tenerife, e vince e stravince in Italia, in Europa. Mauriza ha nel suo Palmares 3 Champions League, 4 Campionati Italiani, diverse coppe e supercoppe, 2 medaglie con la nazionale azzurra e (anche se non è nel palmares, ma per noi conta lo stesso se non di più) l’onore di essere capitano dell’Italia. Ritiratasi nel 2007 si dedica a tutto, spremendo la sua vita tra il lavoro e la famiglia; ma per non perdere altro tempo leggendo parole nostre passiamo alle domande e soprattutto alle risposte.

Il calcio è ripartito così come tanti altri sport. La pallavolo invece no, sia per quella maschile che femminile è stato deciso di ripartire direttamente l’anno prossimo. Cosa pensi di questo?

“Sono molto contenta che sia ripartito il calcio, anche perché in casa ho molti tifosi, e rivedere che lo sport, con tanta attenzione, possa riprendersi al massimo è una grande gioia. C’è però tanto rammarico per gli altri sport, come la pallavolo, che non sono ripartiti subito. Quest’ultimo è stato dichiarato uno dei più pericolosi perché è oggettivamente impossibile mantenere le distanze di sicurezza ma tuttavia faccio molta fatica a comprendere queste decisioni, vedendo anche per esempio quando il Napoli ha vinto la finale di Coppa Italia: tutti abbracciati, vicini, uniti e festosi. Allora sorge una grande domanda, se ci si può comportare così, se spesso la distanza di sicurezza non viene rispettata, perché gli altri sport non hanno potuto riprendere? Sarebbe stato giusto che tutti potessero non solo reiniziare ad allenarsi e anche a giocare. Adesso la situazione è cambiata, ci si allena e presto si rigiocherà, solo che la stagione è oramai andata , con enormi perdite. Io sono però anche una persona ligia alle regole e quindi comprendo che dietro queste scelte ci siano responsabilità importanti”

Nella tua vita hai ottenuto numerosissimi successi sportivi e personali. Ci racconti i 3 più belli?

“Ho vissuto tantissimi momenti belli, ma se dovessi sceglierne 3 metterei per primo il debutto in serie A, perché ero molto giovane ed ero abituata a palestre scolastiche, a giocare partite regionali e provinciali, e mi sono trovata catapultata in un campionato incredibile, in un palazzetto mozzafiato come il PalaEvangelisti, quando militavo nel Perugia. Ricordo che entrare in questo Mausoleo e vedere lo spettacolo che mi si parava davanti fu un’emozione che ho stampata come una foto. Al secondo posto metterei la prima Champions League, perché vincemmo contro tutto e tutti, contro i pronostici, incontrando in finale una delle squadre russe più quotate al mondo. Avevamo una possibilità su un milione siamo riusciti a coglierla, senz’altro uno dei ricordi più belli. Al terzo posto metterei l’essere stata il capitano della nazionale: una nazionale che ha vinto e convinto, che ha portato tanta passione nelle case degli italiani.”

In una carriera del genere, vissuta sempre al massimo, ci sono rammarichi?

“No, nessun rammarico. Ho sempre fatto tutto con grande passione, ho rinunciato a tanti momento della mia vita, anche adolescenziale, ma non sentivo la mancanza né la fatica di quella vita. Quello era il mio mondo e oltre a divertirmi capivo che quello fosse il mio lavoro. Ho dato tanto e ricevuto tanto nonostante fossi molto giovane. In una carriera come la mia non si può parlare di rammarico”

Dopo aver terminato la tua carriera sportiva non ti sei fermata un’attimo. Hai partecipato a programmi televisivi, hai fatto cameo sul grande schermo, hai scritto un libro, hai fatto l’opinionista. Che vita è quella della Cacciatori oltre la pallavolo?

“Io credo che la vita sia un ciclo, e quando ho smesso, molto giovane infatti avevo solo 30 anni, ho smesso all’apice della mia carriera, perché capivo e sentivo che quel ciclo della mia vita fosse giunto al termine e che fosse giunto il momento di iniziarne uno nuovo. Da quando ho smesso ho lavorato in ambito televisivo, commento le partite di Champions su DAZN e mi piace molto. La pallavolo è il mio ambiente e lo sento parte integrante del mio DNA. Però la attività principale che svolgo è al momento riguarda la comunicazione, lavoro con delle aziende e giro portando le mie esperienze di soft-skill come leadership e team working apprese durante la carriera sportiva. Mi piace la comunicazione e il relazionarsi con tante persone e con realtà diverse.”

In questi anni da quando ti sei ritirata nel 2007, come si è evoluta secondo te la pallavolo? È una cosa buona o no?

“Credo che la pallavolo sia molto più bella dal punto di vista di immagine, anche per il fatto che sono stati fatti grandi investimenti. Dal punto di vista tattico e tecnico la pallavolo femminile si è sviluppata moltissimo, è più fisica, le atlete sono sempre preparate. La pallavolo è un mondo che si è evoluto ed oggi andare a vedere una partita è uno spettacolo, molto seguito e molto ben gestito come uno show, amato da grandi e piccini. Partendo proprio dal pallone, ora griffato e colorato, dai palazzetti con pavimentazioni presentate incredibilmente . È un bellissimo show entusiasmante, con tanti investimenti e tanto spettacolo. Guardando la pallavolo di oggi rispetto a quella che ho vissuto io, l’unica cosa che posso dire è quanto ora sia molto più bella e convincente.”

Come è stato riuscire a trascinare la squadra della tua città, squadra in cui hai fatto tutte le giovanili e sei cresciuta, in una incredibile cavalcata verso la serie A?

“Carrara è la mia città e vi sono molto legata. Ho cominciato a giocare nella palestra dell’ITIS di Carrara, e pian piano grazie ad una società ed un grande Staff Tecnico siamo riusciti a raggiungere una ambitissima serie A2, tantissimo per una città piccola ma così desiderosa di sport. Tantissime giocatrici sono uscite da Carrara, che è una terra fertile di sportivi e mi auguro che questa città possa il prima possibile tronare a livelli alti”

Quale è stata, nel corso di tutta la tua carriera, la compagna con cui hai legato di più sotto ogni aspetto?

“La mia migliore amica è Guendalina Buffon, anche lei di Carrara. Con lei ho passato anni straordinari dalle giovanili della Carrarese e poi a Perugia. È l’amica della vita, con cui ho condiviso di tutto, bei e brutti momenti, abbiamo vissuto in Sicilia quindi tante avventure anche fuori dalla palestre. Siamo state l’una la più grande supporter dell’altra ed è la nostra un’amicizia che ci lega da anni. Quando torno a casa cerco sempre di andare a trovarla perché rende le mie giornate speciali.”

Qual è stato invece l’allenatore con cui ti sei trovata meglio, sia dal punto di vista sportivo che da quello umano?

“Ho avuto tantissimi allenatori e faccio fatica a dare un solo nome. Dico Giuseppe Giannetti perché è stato il mio primo allenatore e mi ha dato tanto dal punto di vista mentale. Un uomo oltre l’allenatore, di Carrara, con tanta voglia nel far crescere le sue atlete mettendo corpo e anima in tutto. Io sono grata a tutti gli allenatori che mi hanno avuto, nessuno escluso, perché tutti hanno contribuito a rendermi la giocatrice che sono stata: performante, forte, capitano della nazionale”

GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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