Inter e Antonio Conte, giusto continuare il percorso insieme?

68 punti in classifica, secondo posto in comune con la Lazio di Simone Inzaghi. 8 punti in più della passata stagione. Davanti, solo la Juventus di Maurizio Sarri ancora molto lontana dai nerazzurri. I risultati arrivati dopo la ripresa del campionato, hanno però messo in discussione la panchina di Antonio Conte. Giusto criticare il tecnico e dare seguito alle voci che lo vorrebbero lontano da San Siro oppure dare fiducia ancora al tecnico salentino?

Perché continuare con Conte?

Un progetto, non si può definire tale se termina dopo pochissimo tempo. Antonio Conte è arrivato all’Inter nell’estate del 2019 dopo le due stagioni consecutive di Luciano Spalletti dove il tecnico toscano ha gettato le basi di questa Inter con la qualificazione in Champions League conquistata dopo un digiuno lungo 8 anni.

Il tecnico leccese è stato preso per fare il salto di qualità. Conte è infatti l’allenatore capace di portare quei 10/11 punti in più tramite il suo carisma e il suo carattere. Dal punto di vista del gioco, l’Inter sembra aver sviluppato qualche nuova trama incentrando il suo gioco sugli esterni e attorno a Lukaku, vero uomo di fiducia del mister. Il perché di continuare con Antonio Conte è semplice: per un progetto serve tempo. Conte di solito ottiene risultati alla prima stagione con una nuova squadra, ma non sempre è domenica. Soprattutto se davanti a te trovi la Juventus campione da 8 stagioni consecutive. Basta guardare oltre Italia, in Inghilterra per precisione, a Liverpool. I Reds hanno deciso di prendere in panchina Jurgen Klopp nel 2015 e i primi risultati sono arrivati “solo” nel 2018 con la finale di Champions League persa con il Real Madrid e poi quella vinta nel 2019 contro il Tottenham. Quest’anno poi la ciliegina del titolo di Premier League vinto dopo un digiuno lungo 30 anni.

Morale? Per un progetto vincente, serve tempo. La ricetta per vincere tutto e subito? Essere una squadra come il Real Madrid, investimenti da capogiro per creare una squadra di Galacticos e amalgamare tante stelle in campo. Ma c’è anche chi spende tanto e non ottiene risultati all’altezza, come il PSG per esempio. Zhang, Ausilio, Marotta e Conte devono vedere questa stagione come un ottimo punto di partenza da cui sviluppare il seguito. Per ora, il secondo posto in classifica, è alla portata e sarebbe comunque il miglior risultato dal 2010/2011 a oggi.

Perché salutare Conte?

I motivi possono essere tanti e spesso legati all’aspetto tattico. Antonio Conte sa dare carisma e forma alle sue squadre ma ciò che lo ha sempre distinto è la poca abilità di adattare il suo sistema di gioco ai giocatori presenti in rosa. Esempio? Christian Eriksen. Il Danese, arrivato a Milano e presentato come direttore d’orchestra al teatro la Scala, ora appare un corpo estraneo nei nerazzurri. Due partite consecutive in panchina hanno fatto sì che stampa e media alimentassero i dubbi della concretezza dell’affare.

Altre problematiche potrebbero essere collegate agli attriti spesso venuti fuori in stagione tra Conte e la dirigenza. Il tecnico è molto esigente (e questo lo dimostrano anche le cifre del suo contratto faraonico, 12 milioni a stagione) e ha sempre chiesto giocatori internazionali e affermati per dare il cambio di marcia alla sua Inter. Sotto questo aspetto però, la dirigenza ha accontentato Conte. A inizio anno sono arrivati Lukaku (65 milioni + 10 di bonus), Barella (50 milioni), Sensi (prestito), Biraghi (prestito), Sanchez (prestito), Godin (gratuito). Altro esempio del “problema” Conte, è proprio l’Uruguaiano. Arrivato dall’Atletico, Godin non ha reso come molti si aspettavano. Il motivo è da legare ancora all’aspetto tattico essendo sempre stato abituato a giocare da centrale di difesa in una linea a 4. A Milano, Godin si è dovuto adattare a terzo di destra o di sinistra della difesa visto che la casella centrale è occupata da De Vrij, il regista arretrato di Conte.

Altro giocatore che ha vissuto una delle stagioni più difficili è Milan Skriniar. Lo Sloveno, anche lui abituato a giocare a 4, non ha reso nella difesa a 3 e ora sembra addirittura pronto a lasciare Milano se dovesse arrivare una proposta all’altezza.

 

 

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