Novak Djokovic e Adria Tour, e se fosse tutta una farsa?

È ormai noto in tutto il mondo il caso Adria Tour, torneo di esibizione organizzato e voluto da Novak Djokovic. L’Adria Tour, a detta del campione serbo, doveva servire a far tornare a giocare a tennis a buoni livelli, pur sempre con regole occasionali. La manifestazione si è rivelata tutt’altro. Un danno irreparabile che rischia di compromettere la stagione tennistica 2020.

Quello che è successo all’Adria Tour

L’Adria Tour era un mini campionato suddiviso in quattro tappe: Belgrado, Zara, Banja Luka (Bosnia) e Sarajevo. Ad ogni tappa i tennisti si dividevano in due gironi, con i primi che si sfidavano in una finale. La prima tappa, in Serbia, si è svolta correttamente e senza alcun problema. In Croazia, già dal sabato, si sono viste le prime crepe con Dimitrov che si ritirava dalla competizione. Nella giornata di domenica, prima della consueta finale, è arrivata l’ufficialità della positività al Coronavirus di Grigor Dimitrov. Dopo la notizia è stata cancellata la finale della seconda tappa. Successivamente, a seguire Dimitrov in questo calvario è stato Borna Coric, positivo anche lui (aveva giocato il sabato proprio contro Dimitrov). Dopo il tennista bulgaro e il tennista croato, è stata la volta di Viktor Troicki. A completare il quadro dei positivi ci ha pensato l’organizzatore del torneo, Nokav Djokovic. Il tennista serbo, dopo essersi rifiutato di fare il tampone in Croazia, lo ha effettuato una volta arrivato a casa in Serbia. Il tampone ha dato esito positivo e insieme a lui è risultata positiva anche la moglie. Oltre i quattro tennisti, hanno contratto il virus anche il preparatore atletico di Djokovic e il coach di Dimitrov. Fatalità? Può essere, ma sicuramente i comportamenti dei tennisti non hanno agevolato la situazione. Non è accettabile vedere dei professionisti sfidarsi in allenamenti di basket o partitelle di calcetto, né tanto meno mostrarsi a ballare in discoteca seminudi. Ovviamente, a seguito delle positività, l’Adria Tour è stato cancellato.

Le minacce di morte a Djokovic

“È nostro desiderio che tu muoia per questo (Covid). Saluti da Spalato. Muori, Dio. Muori Djokovic”

Il murales contro Djokovic su un muro a Spalato

Sono queste le parole scritte con uno spray blu su un muro a Spalato. Murales prontamente cancellato dalle autorità locali e sul quale è stata aperta un’indagine. Scritte forti, che lasciano il segno anche in un campione come Djokovic. Scritte esagerate perché, per quanto l’Adria Tour possa aver creato problemi, la morte non si augura neanche al peggior nemico. A difendere il campione serbo ci ha pensato anche la madre, che ha pronunciato queste parole:

“Le accuse su mio figlio? È terribile e terrificante ciò che stiamo leggendo ma eravamo pronti e ci siamo abituati. Novak è uno che da fastidio, non si aspetta occasione per ucciderlo”.

La madre di Djokovic ha ragione, chi vince tanto è sempre fastidioso ma ciò non giustifica le minacce.

I dubbi sulle positività

Il 17 giugno 2020 l’ATP aveva ufficializzato il nuovo calendario della stagione 2020, che dovrebbe avere inizio il 14 agosto a Washington. Tra i più dubbiosi sulla ripresa c’era anche Novak Djokovic, oltre a Rafa Nadal e Simona Halep (quest’ultima ha già annunciato che non giocherà in America nel 2020). I protocolli presentati per partecipare ai prossimi US Open sono molto rigidi: a partire dagli accompagnatori che possono seguire il giocatore, dagli hotel, dagli spogliatoi fino ad arrivare alla frequenza dei tamponi. Come detto in precedenza tra i più scettici c’è sicuramente Nokav Djokovic, che sì ha dichiarato di essere contento della ripresa del Circuito, ma è stato anche polemico sul protocollo da rispettare. Dove voglio arrivare? Da nessuna parte. Ma, la positività dei quattro tennisti è stata annunciata solo una settimana dopo l’ufficialità del calendario e tra i positivi c’è Novak Djokovic, il primo ad essersi lamentato per le procedure che doveva rispettare a New York. E se il campione serbo volesse mettere il bastone tra le ruote all’ATP? Se le notizie delle positività fossero false? Sono supposizioni e da dei professionisti non dovremmo aspettarci queste cose, ma i dubbi posso venire e sono leciti. Ognuno la penserà come vuole e la verità, forse, non la sapremo mai. Le uniche notizie ufficiali sono quelle dei giocatori positivi, e noi ci atteniamo a quelle. Ribadisco che i dubbi restano.

Zverev ancora in discoteca, Kyrgios lo rimprovera

A rincalzare la dose delle polemiche ci ha pensato Sasha Zverev. Il tennista tedesco è stato avvistato in un locale a Monte Carlo durante una festa, nonostante lo stesso Zverev aveva annunciato di essersi messo in auto-isolamento per 14 giorni. A non gradire questa uscita è stato Nick Kyrgios, il quale non è nuovo a critiche verso i propri colleghi (anche verso Novak Djokovic ci era andato pesante) e anche questa volta non ha avuto grandi complimenti verso Zverev:

“Non riesci nemmeno a stare chiuso in casa 14 giorni, quanto puoi essere egoista? Hai una fidanzata con cui sc****e 14 giorni, queste cose mi fanno veramente arrabbiare”

Vedremo quello che succederà, come si evolverà la situazione. Sembra però che il mondo tennistico sia spaccato in due: da una parte coloro che vogliono tornare a giocare il prima possibile e dall’altra coloro che invece sono molto più premurosi e vorrebbero attendere tempi migliori per tornare a giocare.

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