Giacomo Raffaelli: “Challenge Cup vittoria indimenticabile”

Piano piano, alcuni sport, stanno trovando il modo di ripartire in sicurezza. Non è il caso della pallavolo. Il mondo del volley ha chiuso anticipatamente i campionati, annullandoli, già lo scorso 8 aprile. Inizialmente la FederVolley aveva lasciato uno spiraglio per i play-off per assegnare lo scudetto, ma ha dovuto rinunciare visto l’avanzare dell’emergenza Covid-19. Anche in Francia, come in Italia, il campionato di volley è stato annullato a causa della pandemia che ha visto coinvolto tutto il mondo. Parliamo di Francia perché in Ligue A (massimo campionato francese) è approdato un giovane pallavolista azzurro: Giacomo Raffaelli.

Giacomo, nato a Grosseto il 7 febbraio 1995, inizia la propria carriera nelle giovanili della Pallavolo Piacenza, per poi passare nella squadra federale del Club Italia nel 2012. Lo schiacciatore di Grosseto si trasferisce nell’Emma Villas Volley di Siena nel 2015, squadra militante nella Serie A2. La consacrazione di Giacomo arriva nella stagione successiva, quando approda in A1 alla Porto Robur Costa Runge Ravenna. Proprio a Ravenna ottiene il primo titolo con un club, quando nella stagione 2017-2018 vince la Challenge Cup. Nella stagione 2019-2020 si trasferisce in Francia, firmando per lo Stade Poitevin. Giacomo ha inoltre da poco rinnovato il proprio contratto proprio con il club francese.

Oltre le esperienze nei vari club, Giacomo vanta una medaglia di bronzo al Campionato Mondiale Under-23 nel 2015 con la maglia azzurra. Nel 2018 e nel 2019 riesce a conquistare, sempre con la casacca della Nazionale, due medaglie d’oro, prima ai Giochi del Mediterraneo e l’anno successivo all’Universiade svolta in Italia. Vista la pausa forzata dall’emergenza, abbiamo deciso di contattare lo schiacciatore azzurro per scambiarci due parole. Tanti sono i temi, dallo stato di salute all’esperienza francese. Di seguito le parole di Giacomo Raffaelli.

Con la prima domanda, ci sembra doveroso chiederti come stai. Abbiamo saputo quello che hai passato, quali sono ora le tue condizioni?

«Dai sto abbastanza bene, ho ripreso il lavoro in sala pesi dopo la riapertura delle palestre quindi sto rientrando anche in forma».

Come è stato l’adattamento alla Ligue A? Come è il livello rispetto alla nostra Superlega?

«Come in tutti i campionati, quando li affronti per la prima volta, hai bisogno di un periodo di adattamento, soprattutto quando sei anche fuori dalla tua nazione. Però devo dire che ci sono riuscito abbastanza in fretta, anche grazie ai miei compagni! Il livello del campionato francese è assolutamente buono, quello che fa la differenza con il campionato italiano sicuramente solo le prime quattro squadre del campionato che, in Francia, anche per vie economiche, non ci sono!».

Hai rinnovato con lo Stade Poitevin, sei soddisfatto di come sia andata la stagione?

«Assolutamente soddisfatto e anche rammaricato, visto che ci hanno fermato un giorno prima delle Finale Four di Coppa di Francia ed eravamo la squadra più in forma in quel momento. Quindi c’era anche la possibilità, forse, di portare a casa qualcosa di importante, anche a livello personale, dopo la prima esperienze all’estero!».

Che impatto hanno avuto le giovanili a Piacenza sulla tua carriera?

«Tutte le mie scelte hanno avuto un impatto importante nella mia carriera e sinceramente le rifarei tutte. Quella di Piacenza è stata dettata dai nomi che guidavano la prima squadra, ovvero Lorenzetti e Tubertini. Allenatori che vivono di pallavolo dalla mattina alla sera».

Puoi raccontarci la notte magica della vittoria della Challenge Cup con Ravenna?

«(Ride) Quella fu una notte veramente speciale, credo che ognuno di noi farà fatica a non ricordarla anche fra 10/15 anni. Comunque sicuramente la vittoria più importante è stata in casa nostra all’andata, dopo di che al ritorno è stato tutto in discesa. Però non era scontato vincere, soprattutto dentro ad un “palazzetto” infuocato, nel vero senso della parola, con 12mila tifosi e non tifosi qualsiasi. A livello personale diciamo che quel muro, fatto da me all’ultimo punto che ci ha consegnato la vittoria della Coppa, è stato un po’ l’inizio di quello che sto cercando di costruire».

Come riprenderà la pallavolo dopo questa epidemia? Sia in Francia che in Italia, si tornerà a giocare il campionato già da settembre/ottobre?

«È una bella domanda questa, e la risposta sarebbe “chi lo sa?”! Ancora non si sa molto sulla ripresa del campionato, anche perché il nostro sport, sia in Francia che in Italia, è fatto molto dagli incassi durante le partite e se decideranno di continuare a giocare a porte chiuse molte società avranno dei problemi, quindi non sarà facile la ripresa. Per quanto riguarda l’inizio, come detto sopra, ancora non si sa molto!».

Cosa vuol dire per te indossare la maglia della Nazionale?

«Poter rappresentare la propria Nazione sicuramente è segno di orgoglio e responsabilità sopra ogni limite, ogni volta che indossi quella maglia c’è sempre quel qualcosa in più che ti scorre addosso!».

Giacomo Raffaelli con la maglia della Nazionale azzurra
La pallavolo è un po’ sottovalutata e sotto stipendiata rispetto ad altri sport. Inoltre viene considerata solo quando in campo c’è la Nazionale e ottiene buoni risultati, tutto il resto dell’anno non è tenuta di conto. Come mai secondo te? Pregiudizi o semplicemente visibilità televisiva?

«Ognuno ha il suo pensiero su questa cosa, sicuramente non ci sono i soldi che ci sono nel calcio e questo lo sanno tutti. Questo fa la differenza, però si potrebbe fare qualcosa in più a livello di marketing e visibilità televisiva. Sicuramente negli ultimi 5/10 anni la situazione è migliorata notevolmente, quindi direi che continuare così va assolutamente bene!».

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