Germán Burgos, la vita da rockstar dello storico vice di Simeone

«Io e Simeone siamo come Robert De Niro e Joe Pesci» disse tempo fa in un’intervista Germán Burgos, storico vice-allenatore del Cholo. El Mono, soprannome che gli affibbiò l’allenatore Carlos Griguol durante uno dei suoi primi allenamenti con il Ferro Cavril in Argentina, dopo 9 anni sulla panchina dell’Atletico Madrid ha annunciato che dalla prossima stagione cercherà una squadra tutta da sua da allenare. Una nuova sfida per Burgos, che nella vita è stato prima un portiere, poi una rockstar e infine un fedele compagno a Diego Pablo Simeone.

Leggi anche 10 squadre fortissime che non hanno vinto, quasi, nulla

Gli esordi con Simeone nel Catania degli argentini

Dopo dieci anni passati a giocare insieme – otto in nazionale e due all’Atletico – il Cholo gli chiede di fargli da vice sulla panchina del Catania. Nel 2011 infatti il presidente Pulvirenti, nonostante i siciliani al tempo allenati da Marco Giampaolo vadano verso una salvezza tranquilla, decide di affidare la panchina a Simeone. In patria l’ex Inter e Lazio aveva ottenuti ottimi risultati, riportando l’Estudiantes a vincere un campionato di Apertura 23 anni dopo e il River Plate alla conquista del titolo di Clausura, che mancava invece dal 2004. Simeone sceglie dunque Burgos, ma non solo per l’amicizia nata durante gli anni giocati insieme. Anche el Mono aveva iniziato ad allenare, partendo dal Carabanchel, un piccolo club di sesta divisione spagnola e sembra che fosse già molto meticoloso dal punto vista tattico. Una leggenda narra addirittura che arrivava a mandare delle spie a misurare la grandezza dei campi dove avrebbero giocato in trasferta. Burgos inoltre cura in maniera maniacale i calci piazzati, dai quali nasceranno tante fortune dell’Atletico Madrid firmato dalla coppia di allenatori più folle e vincente del calcio contemporaneo.

Ascolta il Podcast su Italia-Germania 4-3, la partita del secolo

Simeone e Burgos ai tempi del Catania

I due sbarcano dunque in Italia, con una squadra composta da dodici argentini, tra cui il Papu Gomez, Maxi Lopez, Ledesma e Ricchiuti. Ma se del Cholo conosciamo bene il suo temperamento e la sua grinta, si sa meno del suo vice German Burgos e della sua vita da rockstar, in tutti i sensi.

Portiere e rockstar

El Mono, che in campo era una portiere, dopo aver difeso i pali del Ferro Castril, viene acquistato dal River Plate nel 1994. Rimane ai Millonarios fino al 1999 durante i quali vince una Libertadores e cinque campionati, con una squadra composta da giocatori che si apprestavano a diventare assoluti campioni come Ortega, Solari ed Hernan Valdanito Crespo. Burgos a Buenos Aires viene ricordato, oltre che per la sua folta chioma, anche per il rigore parato nella finale d’andata di Libertadores nel 1996. Nello stesso anno subì un gol da centrocampo da un portiere, Josè Louis Chilavert – uno che di reti in carriera ne fece 62 pur giocando tra i pali – nella partita tra il River e il Velez Sarsfield: «Praticamente ha tirato dal Paraguay» commenterà amaramente el Mono.

Burgos dopo cinque anni si trasferisce in Spagna al Maiorca. È proprio qui nelle Baleari che si innamora dell’Atletico Madrid, dopo aver visto in tv i tifosi dei Colchoneros invadere il piccolo stadio del Leganes, nonostante fossero al loro primo anno in Segunda Division. «Mi venne la pelle d’oca e pensai: voglio giocare lì» racconterà più avanti. Prima di lasciare il Mallorca farà in modo di farsi ricordare per un record in negativo. Nella sfida contro l’Espanyol el Mono diede un pugno a Serrano, reo di averlo insultato durante una mischia in area, ottenendo una delle squalifiche più lunghe della storia della Liga, 11 giornate.

German Burgos, portiere dell’Atletico Madrid dal 2001 al 2004

Acquistato nel 2001 dall’Atletico Madrid, Burgos fu protagonista della promozione dei Colchoneros in Primera Division. Parò anche un rigore a Luis Figo nella prima partita al Bernabeu dopo il ritorno nella Liga. Ma i tifosi lo apprezzano perchè riesce a incarnare quel senso di appartenenza ai Colchoneros, come il suo compagno di squadra Simeone.

Nel 2003 poi il destino lo mette di fronte a una sfida ancora più grande: gli venne diagnostico un tumore maligno al rene sinistro. Ma pur di giocare l’ultima partita di campionato contro il Mallorca chiese di rimandare di qualche giorno il ricovero. Dopo aver sconfitto il tumore, Burgos decide nel 2004 di ritirarsi.

Leggi anche Scaramanzia e sport. Chi sono gli atleti più superstiziosi?

Una carriera la sua non solo da calciatore, ma da vero e proprio show-man. Appassionato di rock, nel 1992 fonda La Piara una cover band dei Rolling Stones e di altri gruppi che Burgos amava da bambino, come i Ratones Paranoicos. Nel 1996 poi, dopo un paio di album già incisi, la band cambia nome in The Garb e arrivano altri 4 dischi.

Una volta detto addio al calcio giocato Burgos inizia a dedicarsi alla tattica e diventa il vice di Simeone nel 2011 al Catania dando il via a una straordinaria avventura: «Sono il numero uno dei numeri due» dirà lui stesso in un’intervista. I due sono davvero come Robert De Niro e Joe Pesci, con l’abbigliamento del Cholo, sempre vestito tutto di nero, che andrebbe bene per una scenografia di Martin Scorsese sull’America degli anni ’70. Dopo il record di punti centrato subentrato in corsa con il Catania, la coppia fa una prima una tappa in Argentina al Racing Club per tornare poi in Spagna all’Atletico Madrid.

Calci piazzati, Google Glass e sfuriate. Le battaglie con l’Atletico

In 9 anni insieme portano l’Atletico a livelli altissimi, vincendo una Liga e sfiorando la Champions League, perdendo amaramente due finali con il Real Madrid di Ancelotti prima e di Zidane poi. Il cholismo oltre a incarnare lo spirito di Simeone è anche il frutto delle riflessioni di Burgos e dei suoi schemi sui calci piazzati, che portarono tanti gol pesanti, come quello di Godin al Camp Nou nel 2014 che di fatto consegnò la Liga ai Colchoneros.

Sempre al fianco del Cholo nelle sue battaglie, El Mono Burgos si è distinto negli anni per il suo carattere tanto focoso quanto innovativo. Nel 2014 ad esempio, nel derby madrileno tra Atletico e Getafe, si presentò in panchina con i Google Glass, che gli mostravano le statistiche della squadra per ogni zona di campo, in modo da poter correggere in tempo reale gli errori. Un esperto di tattica ma anche una guardia del corpo al servizio di Simeone, come quando mise a tacere Mourinho al Calderon in uno dei tanti derby infuocati con il Real Madrid: «Yo no soy Tito, yo te arranco la cabeza» tuonò contro lo Special One, un chiaro riferimento al celebre dito nell’occhio infilato dal portoghese a Villanova, al tempo anche lui vice ma nel Barcellona di Guardiola.

Una rivalità quella con il Real che accompagnerà El Mono in tutta la sua vita, dalle battaglie sul campo alle sfuriate contro gli arbitri passando per gli sguardi minacciosi a Julen Lopetegui al Bernabeu nel 2018. Dal prossimo anno Burgos si metterà in proprio, cercando una squadra tutta per lui da allenare. E chi lo sa, magari ripercorrerà i passi del Cholo e tornerà al River da allenatore, un’opzione molto gradita, come lui stesso ha ammesso. Per riapprodare un giorno sulla panchina dell’Atletico, il suo grande amore, perchè «Questo non è un addio. Il calcio dirà se ci incontreremo di nuovo».

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: