Kimi Raikkonen: l’ultimo dei Mohicani

Si corre non si corre, pubblico non pubblico, gare doppie gare singole, boh. Di certezze nel Circus, come nel resto dello sport e del mondo ce ne sono pochissime. Incerto è il campionato, incerto è il suo svolgimento, incerto ancor di più è il futuro della F1. Solo una cosa negli ultimi 20 anni e anche nei prossimi (ne siamo sicuri) sarà una certezza. E dicendo “cosa” abbiamo sbagliato, perché si parla di persone, si parla di piloti, si parla ormai di leggende: l’ultimo dei mohicani Kimi Räikkönen.

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Per IceMan quello che partirà (se partirà) fra poco sarà il 18° campionato mondiale di F1, quasi al pari di Schumacher e Barrichello che detengono il primato di stagione nella massima serie del Motorsport. Per il finlandese molti dicono che questo con l’Alfa potrebbe essere il suo ultimo anno di corse, ma noi non siamo molto d’accordo o per lo meno non ci interessa. Questo perché con Kimi previsioni e numeri non hanno senso, lui è sempre stato libero fuori dalla pista e come pilota, creando attorno a sé il mito dell’inemozionabile finnico, un po’ festaiolo, un po’ padre di famiglia, un po’ simpatico, un po’ tutto e per questo ha sempre fatto quel che gli pareva, come gli pareva, quando gli pareva.

Negli ultimi anni IceMan è stato sulla bocca di tutti proprio più per questi aspetti della sua personalità più che per i risultati sulla pista, ma non dobbiamo mai, mai dimenticarci che quel ragazzone finlandese di 40 anni è stato campione del mondo, un velocissimo e completissimo pilota che ha saputo far urlare i tifosi di ogni scuderia.

Per chiacchierare la sua storia credo sia appropriato prendere singoli accadimenti, singole peripezie o stravaganze, per vivere così, in modo ambiguo e diverso, la carriere sportiva di uno dei più diversi e particolari piloti del Circus, l’ultimo di una generazione perduta e scomparsa che si è data battaglia nelle piste del mondo quando io, per esempio, ancora dovevo nascere. E quindi è con non poca riverenza che facciamo il primo passo indietro nella nostra storia, finendo nel 2018, nel suo miglior anno dal ritorno in Ferrari, nel Gran Premio degli Stati Uniti d’America.

L’ultima speratissima Vittoria

Quel 21 ottobre le premesse per il nostro focosissimo finlandese erano buone: partiva dalla seconda casella, subito dietro al pole-man Hamilton poiché Vettel aveva ricevuto una penalità, durante tutto il weekend si era dimostrato veloce, al passo con il compagno tedesco e competitivo. Molti tifosi rossi in quell’occasione, alla partenza, hanno veramente creduto e sperato nell’impossibile che ovviamente, sennò non ne staremmo parlando, è avvenuto. Incredibile a dirsi Kimi passa alla partenza l’inglese su Mercedes e si piazza al comando della gara. A causa però del primo giro di pit-stop il finlandese si trova nuovamente dietro Hamilton e, con la sua rossa Ferrari, è costretto all’inseguimento. Qui entra in gioco un fattore che sempre Kimi Räikkönen ha saputo controllare e gestire al meglio: le gomme. Hamilton infatti ha molto degrado e non riesce a continuare su quel set, si deve fermare ed è costretto a pittare, subito dietro Kimi sfila tranquillo, senza mostrare segni di cedimento.

Ecco. Qua è iniziato il capolavoro che ha portato tutti, e dico tutti perché se in quel momento qualcuno non si fosse emozionato significherebbe essere senza cuore o emozioni (come Kimi tra l’altro), ad esultare e gridare al cielo la rivincita. Tutti senza divisioni di colori e di tifo hanno sperato in cuor loro che quel particolarissimo pilota nordico potesse resistere all’uragano inglese che si stava scatenando dietro di lui. Questo perché Hamilton ovviamente, subito dopo aver cambiato gomme, assieme a Max Verstappen risalito dalla 18° casella, si è buttato alla folle caccia del ferrarista, cosciente che se avesse vinto la gara statunitense anche il titolo iridato sarebbe stato suo. Eppure non è successo, eppure Kimi ce l’ha fatta, sotto gli occhi lacrimati di migliaia di tifosi rossi e non, ha vinto, dopo 114 gare, dopo quasi 10 anni dall’ultima vittoria in Ferrari, ha vinto! Negli ultimi giri infatti i due tori, annusando il profumo del rosso distante pochi secondi, si buttano alla carica e nel tentativo l’olandese va lungo, concedendo a Hamilton un colpo in canna per farsi abbattere, colpo che, miracolosamente dal solito, l’inglese fallisce. Così scornandosi tra loro lasciano quel tanto che basta al tranquillissimo (a differenza di noi urlanti sulle poltrone) Kimi Räikkönen per vincere il GP, quel tanto che basta a far allineare quali chissà pianeti per far vincere finalmente, un’altra volta dopo lustri, il finnico. Infatti il nostro vincitore aveva saputo gestire alla perfezione, e dico perfezione perché se le avesse usurate poco di più sarebbe finita non bene, le gomme montate in precedenza cosicché potè resistere fino all’ultimo giro prima di tagliare il traguardo. Fu veramente un epico momento da vivere perché sapeva di rivincita, sapeva di tempi andati contro modernità, social contro folla, ibrido contro V10, la vittoria di Kimi fu una vittoria di tutti e di tutta la F1, nostalgici e teenager.

IceMan e “Bwoah” e Kimi

Possiamo quindi immaginare chissà quale gioia, quale luminosa felicità prese Räikkönen in quel momento, quale urlo liberatorio uscì da quella macchina dopo 6 anni di soli podi. Sì, possiamo immaginare, ma non queste cose perché niente accadde di tutto ciò. Nel team radio si sente un Arrivabene gasato e contento congratularsi con il suo pilota, complimentandosi per la vittoria ottenuta chiamandolo amico; la risposta di Kimi? “Eh grazie ragazzi, finalmente c###o”. Tutto qui. Semplicemente. Questo modo di fare freddo, quasi assente o menefreghista, è ciò che gli ha fatto meritare il nome di IceMan, letteralmente uomo di ghiaccio. Lui infatti in tutte le occasioni è sempre vago, tranquillo, quasi svogliato o sfaticato, senza mai un sorriso od un broncio, senza mai arrabbiarsi o ridere, una statua. Celebre la sua risposta “Bwoah” che lo ha fatto adorare da ragazzini e da veterani dello sport, per la sua franchezza, per la sua simpatia. Sempre uomo per la squadra, sempre la squadra al suo servizio, mai una parola ma anche mai una parola fuori posto o di troppo, sempre gentile e signore sia con fan che con rivali, sempre presente da 20 anni. Campione nel mondo nel 2007 fa parte di quella generazione di piloti oramai scomparsa e ritiratasi per sempre, piloti prima del Drs, dell’ers, della virtual safety car e di tutto ciò che abbiamo ora, meno presenti sui social e più all’interno del reale.

Il mondiale impossibile

Anche quando vinse il mondiale non fece carpiati di gioia, eppure a detta di tutti i piloti il mondiale è il sogno, la cosa più bella del mondo, il massimo successo della vita e lui tranquillo, come me quando io gioco su F1 alla play. E tra l’altro che mondiale che vinse, un mondiale sui generis e folle come lui, non poteva essere altrimenti. Di un solo punto, 110 contro 109, vinse all’ultima gara all’ultimo soffio un titolo che 2 gare prima sembrava già in casa McLaren, dimostrando il suo valore e la sua particolare unicità e portando alla Ferrari 2 campionati mondiali dopo solo 2 anni da quelli del Kaiser. Prima degli ultimi km Hamilton (ancora lui, al debutto in F1) aveva 4 punti sul compagno di squadra Alonso e 7 sul nostro finlandese e, come se non bastasse, nella giornata di sabato aveva anche conquistato la prima fila. Tutto sembrava preparato per un gran trionfo dell’inglese ma, alla partenza, le 2 Ferrari e il compagno di squadra infilano il giovane promettente fenomeno e allungano. Nel tentativo accanito dell’inseguimento tuttavia la McLaren dell’allora favorito ha dei problemi, finisce anche lungo e concluderà 7°. Ed in tutto questo il nostro glaciale eroe? Gestisce. Felipe Massa nella sua gara di casa tiene per un poco la testa della linea per poi far sfilare il compagno promesso campione e da lì in poi sarà, più o meno, in discesa. Come se fosse la cosa più normale del mondo Räikkönen vince in Brasile e si laurea campione, di un punto all’ultima gara, lo ripetiamo. “Sembrava un sogno ed invece si è realizzato, bandiere rosse al vento la Ferrari vince per la 15° volta il titolo mondiale piloti” gridava quasi in lacrime un Mazzoni emozionantissimo, le Ferrari in parata sfilavano con Alonso che applaudiva, insomma si era realizzato un sogno e Kimi che fa? Sul podio alza le mani al cielo e si beve un goccio di champagne. Deandreiano e poetico Kimi.

Lo stesso Kimi che ha duellato al fioretto con Micheal Schumacher, che poi dall’alto del trono di Monza venne insignito dall’Imperator (Kaiser in tedesco) come nuovo cavaliere rosso; lo stesso Kimi che per 2 volte fu vice campione e che ora, con l’Alfa Romeo, “fa quello che vuole”, citando un certo Dalla su Nuvolari. Un pilota sempreverde che come il vino da lui molto amato più invecchia più prende gusto, blasone, importanza, che in ogni epoca e scuderia è sempre stato in grado di dire la propria, dimostrando la sua velocità anche nei momenti più difficili. Alla McLaren ha avuto in squadra Coulthard, alla Ferrari Vettel e Alonso, grandi campioni insomma eppure in un modo o nell’altro è sempre riuscito a dimostrare il suo, a far vedere di che pasta fosse fatto. Ha corso in Lotus dimostrando dopo diversi anni di stop dalle corse di avere ancora il piede pesante sopratutto nel confronto con il compagno Grosjean, vincendo anche delle gare e portando a casa punti e podi. In una gara che non ricordo molto bene si danneggiò l’ala anteriore in un contatto di gara, temendo il peggio telecronisti e ingegneri erano sul chi va là ipotizzando un eventuale pit-stop per sostituire il danno e invece lui, nessuno sa come, iniziò ad andare più forte, a migliorare i tempi sul giro tanto che ricordo bene la direzione gara essere incerti sul come comportarsi. Che enigmatico personaggio.

Kimi Räikkönen, l'uomo di ghiaccio che ha sconfitto le spie. | LDAPOST

Fine?

Ora invece, giunto quasi a fine carriera come dicono molti, corre su un’Alfa Romeo, motorizzata Ferrari e quindi un pò si sente a casa visto che qui in Italia ci ha passato non poco tempo; e anche qua, come potevasi predire, ha dimostrato sempre le sue capacità, pur in una scuderia satellite, pur con una macchina non competitiva, pur senza troppo sviluppo ma solo con sé stesso, solo con le sue capacità e la sua particolarissima esperienza di pilota sui generis.

Ha un che di particolare parlare di questo pilota. Non saprei spiegare. È inevitabile scavare e correre nei ricordi di bimbo, ricordare particolari e aneddoti familiari legati alla F1; ecco, sì, parlare di Räikkönen oramai è parlare di F1, non è solo il racconto di una persona ma il racconto della storia di uno sport, tanto ne fa parte. Non me ne vogliate cari 4 lettori dunque se questo non è un puntuale elenco o schedario dei “best moments” del finlandese, perché è più un flusso di coscienza, meno preciso ma più sincero, di un sincerissimo appassionato di F1.

Una curiosità in più: chi secondo voi ha staccato il biglietto del giro più veloce della storia della F1, a Monza, in Ferrari? Al più enigmatico la risposta.

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Adios.

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GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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