Giulia Gasparri: “Il beach tennis è in crescita. Con Sofia grande rapporto”

Il circuito ITF, come quello ATP, è fermo fino al 31 luglio 2020. L’ITF, oltre al tennis, si occupa anche però dei tornei di uno sport troppo poco conosciuto: il beach tennis.

Il tennis da spiaggia fu inizialmente praticato nel 1976 al Bagno Aragosta al Lido degli Estensi con la rete da beach volley e in singolo. Successivamente, la rete venne abbassata a 1,70m per ridurre la difficoltà e aumentare lo spettacolo. Infine, nel 1996, il dott. Giandomenico Bellettini stabilì le regole attuali di questo sport. Dal 2011 il beach tennis è considerato dal CONI uno sport agonistico.

Protagonista del beach tennis internazionale è la nostra azzurra Giulia Gasparri. Nata a Lugo il 31 ottobre 1991, Giulia è un ex tennista professionista. Lasciato il tennis per un infortunio, iniziò a dedicarsi al beach tennis nel 2014. Attualmente si trova al secondo posto della classifica Mondiale e al primo nella classifica FIT. Tra le tante manifestazioni vinte, Giulia ha conquistato ben tre Campionati Mondiali (2015, 2017 e 2018). Visto l’avvicinamento della bella stagione e l’ipotetico inizio dei tornei, abbiamo deciso di interpellare la campionessa azzurra per analizzare gli aspetti di una possibile ripresa e farci raccontare tanti altri aneddoti. Di seguito ciò che ci ha raccontato Giulia.

Quando è nata la passione per il beach tennis e quando hai capito che avresti potuto vincere così tanto?

«Essendo una romagnola doc, fin da piccolina ho sempre giocato a “racchettoni” al mare quando ancora non si parlava di beach tennis e le racchette erano di legno. Poi a 12/13 anni quando l’impegno con il tennis è diventato più serio mi sono dedicata solo a quello e ho ripreso la racchetta da beach tennis in mano per la prima volta “solo” nel 2014. Quando ho iniziato a giocare, il circuito Internazionale stava nascendo e mi sono appassionata subito all’idea di continuare a girare il mondo… nelle spiagge! Mi ci sono messa d’impegno negli allenamenti e da cosa è nata cosa, il 2014 è stato un anno di partenza poi nel 2015 ho vinto il mio primo campionato italiano e a distanza di due mesi il mio primo campionato del mondo».

Come si allena una giocatrice di beach tennis? A cosa deve stare attenta? E soprattuto, in un periodo come questo e senza spiaggia, cosa hai cambiato negli allenamenti?

«Io mi alleno insieme alla mia socia Sofia Cimatti e al nostro allenatore Michele Folegatti. Facciamo due volte a settimana allenamento tecnico con racchetta di un’ora e mezza, poi una volta alla settimana preparazione atletica sulla sabbia e una volta o due alla settimana, dipende se siamo lontane o vicino alle gare, faccio CrossFit in palestra. Un CrossFit sempre però propedeutico al beach tennis perché giocando sulla sabbia non ci si può appesantire. Nel weekend organizziamo dei match nei periodi non di gara. Adesso durante la quarantena ho allestito la palestra nel salotto di casa e ho fatto dei work out tutti i giorni variando gli esercizi, ma sempre sul genere metabolico e hiit training».

La stagione è ancora sospesa fino 31 luglio, sei d’accordo con questa decisione? Pensi che sia sufficiente o sarà dura riprendere le competizioni entro la fine dell’estate?

«Si esatto fino al 31 luglio siamo sicuramente fermi. Poi bisognerà capire come evolve la situazione nel periodo estivo, non solo in Italia ma in tutto il resto del mondo, perché essendo il nostro un circuito Internazionale bisogna dare agli atleti di tutto il mondo la possibilità di gareggiare. L’ITF ha confermato alcune date per i mesi di settembre, ottobre e novembre creando una sorta di ricalendarizzazione. Ma ripeto, è ancora tutto da valutare. Penso sia giusto perché è bene giocare in sicurezza e assolutamente non a porte chiuse».

Il beach tennis è nato in Italia. Tuttavia ritengo siano in pochi a saperlo. Pensi che si stia facendo abbastanza per promuovere questo sport, soprattutto dato che è stato inventato nel nostro Paese e forse dovremmo andarne “fieri”?

«Purtroppo in Italia adesso è un periodo di “stallo”, un po’ per mancanza di soldi e un po’ perché la FIT non investe molto sul beach tennis. Per fortuna il movimento sta crescendo e si sta sviluppando tanto all’estero. Paesi come Brasile, Russia, Francia e Spagna investono molto in questa disciplina e di anno in anno ce ne stiamo rendendo conto sempre di più perché il livello è in continua crescita. Di questo passo dobbiamo fare molta attenzione perchè rischiamo di farci surclassare…».

Nel doppio femminile sei in coppia con Sofia Cimatti, come è il vostro rapporto? Quanto è importante avere un compagno fisso?

«Io e Sofia ci conosciamo sin quando siamo piccole avendo iniziato a giocare a tennis insieme ed essendo (quasi) compaesane. Poi ci siamo un po’ perse perché lei ha smesso di giocare a tennis molto prima di me e ha iniziato a giocare a beach tennis qualche anno prima. Quando da Milano mi sono trasferita di nuovo in Romagna e mi sono data al beach tennis anche io, ci siamo ritrovate. Siamo state amiche ma avversarie fino allo scorso anno. In particolare, rivali nel 2017 e 2018 quando lei giocava in coppia con Flaminia Daina e io con Federica Bacchetta. In quegli anni abbiamo giocato una cosa come 20 finali contro (ride). Poi nel 2019 abbiamo deciso di iniziare questo percorso insieme. Ci conosciamo bene e siamo amiche, ma in campo le dinamiche quando cambi socia sono sempre nuove. Devi imparare a conoscerti e ti devi “incastrare” sia a livello di gioco che a livello di carattere affinché la cosa funzioni e devo dire che come primo anno non è andata male. Avere una socia fissa è importante ma non è semplice, hai più responsabilità e devi essere bravo a creare un team building che funzioni».

Quali sono i tuoi ricordi sportivi più belli?

«Ricordi sportivi in generale ne ho di belli anche tennistici, come il mio primo 10mila dollari vinto a 17 anni oppure le qualificazioni giocate al Foro Italico. Con il beach tennis ne ho tantissimi, non c’è stata una vittoria che mi è rimasta più impressa di altre. Ogni vittoria è stata a sé, per cui non ti posso dire che tra i 3 titoli Mondiali vinti ce ne sia stato uno più bello di un altro».

Credi che in Italia siamo troppo attaccati al calcio, tanto da non interessarci a prescindere ad altri sport, soprattutto quelli minori? Pensi sia solo una questione di visibilità o il problema principale è la mancanza di infrastrutture e possibilità di praticare sport più “insoliti”?

«Che in Italia si parli solo di calcio è un dato di fatto, non lo dico solo io che gioco a beach tennis ma lo dicono anche i tennisti, lo dice addirittura anche Federica Pellegrini. Penso che girino una quantità di soldi, e che il calcio muova una quantità di soldi che senza di esso l’Italia morirebbe. Adesso ce ne siamo accorti ancora meglio, per questo l’insistenza di voler ricominciare il campionato a tutti i costi. Dire che è giusto no, però è una condizione che non si cambia. Nel nostro sport ogni anno cambiano regole per cercare di renderlo più televisivo possibile, in maniera tale da far avvicinare le televisioni e di conseguenza far avvicinare gli sponsor maggiori. Lo step è quello. Sicuramente abbiamo molta più visibilità all’estero che in Italia, nonostante nel nostro Paese esistano tante strutture per praticarlo anche indoor e ci siano tante spiagge piene di campi e di gente che gioca».

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