Ferrari va all-in: Carlos e Charles potrebbero (non) funzionare?

E’ arrivata forte come un tornado e se n’è andata veloce come un temporale estivo: in un 2020 (per ora) senza Formula 1, la notizia che più ha interessato paddock e tifosi è l’addio di Vettel alla Ferrari e il contemporaneo approdo in Rosso dello spagnolo Carlos Sainz, ex pilota di McLaren, Renault e Toro Rosso.

I meno avvezzi potrebbero già star storcendo il naso, perché forse rinunciare a un quattro volte campione del mondo per far spazio a un pilota che a malapena ha ottenuto un podio in carriera (grazie per altro ad una penalizzazione post-gara inflitta al pilota che lo aveva preceduto) potrebbe non sembrare la scelta più azzeccata per risollevare le sorti di una Ferrari che da ormai diverse stagioni regala ben poche soddisfazioni ai suoi Tifosi (ed anche ai suoi piloti).
Eppure, Sainz ha dimostrato in più occasioni di essere cresciuto esponenzialmente rispetto al suo debutto, ed il primo podio conquistato in Brasile lo scorso anno è stato il culmine di un percorso in ascesa.
D’altronde, anche il Predestinato Charles Leclerc prima di indossare la tuta rossa era un novellino della Formula 1, con solo un anno di esperienza alla guida dell’Alfa Romeo.
Ciliegina sulla torta? La coppia Leclerc-Sainz sarebbe la più giovane di sempre in Formula 1.


Vettel sì, Vettel no

Ciò che è sicuro, però, è che questo articolo non esisterebbe se negli ultimi quattro anni Seb avesse ottenuto dei risultati più convincenti e si fosse dimostrato di nuovo il campione che era stato alla guida della RedBull.
C’è chi dice sia tutta colpa della Ferrari che non gli ha messo a disposizione una monoposto all’altezza; c’è chi dice sia Vettel ad essere “finito”  e a non avere più la stoffa del campione. La verità probabilmente sta nel mezzo: Vettel è calato di rendimento sia per motivi personali sia perché la monoposto a sua disposizione ha avuto tanti, troppi problemi e difetti.

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Comparazione dei risultati tra Alonso e Vettel nei loro quattro anni in Ferrari

Facendo un piccolo passo indietro a quando alla Ferrari c’era un altro spagnolo, forse non c’è motivo di essere così astiosi nei confronti di Vettel: la sua permanenza nel Cavallino è stata più fruttuosa di quella di Alonso (tre vittorie e dieci podi in più; una media migliore nella classifica costruttori). Eppure nessuno, ad oggi, criticherebbe mai Fernando; colui, per dirne una, che nel 2011 salvò la faccia alla Ferrari riuscendo a rendere competitiva una monoposto di qualità scadente, proprio nell’annata in cui il Vettel della RedBull vinceva il campionato con 120 punti di vantaggio sul secondo.

Vettel in Ferrari può non aver vinto nè convinto, sopratutto nell’ultimo periodo, ma la qualità e l’esperienza del pilota è impossibile da mettere in dubbio: aspettiamo adesso di sapere quale sarà il suo futuro augurandoci che non sia quello di appendere il volante al chiodo, perché un talento genuino come quello di Seb può e deve dare ancora tanto al mondo della Formula 1, sia in un team “minore” come la neonata Aston Martin, sia anche in un team di bandiera come la Mercedes. Questi infatti sono i due nomi più caldi per il tedesco, ma solo il tempo ci dirà se si tratti di semplici suggestioni o di possibilità concrete.


Sainz é la scelta giusta?

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Palmares provvisorio di Carlos Sainz Jr, nuovo pilota Ferrari

Tornando per un attimo in casa Ferrari, la scelta di Carlos Sainz Jr. per sostituire Vettel al fianco di Leclerc è un pozzo senza fondo di spunti d’analisi: sarebbe stato meglio investire su un pilota già consolidato (Ricciardo, Bottas)? O magari sul ritorno di una vecchia fiamma (Raikkonen, Alonso)? È giusto affiancare due giovanissimi -e con relativamente poca esperienza- alla guida della Ferrari, la Scuderia più rappresentativa ed iconica di tutta la Formula 1? È corretto prendere un pilota così giovane e promettente come Sainz e “confinarlo” a fare la spalla di Leclerc, limitandone forse le potenzialità?
Potremmo continuare, ma ci sembra di aver chiarito abbastanza il concetto: Sainz in Ferrari è un azzardo. E gli azzardi possono pagar bene o portare dei clamorosi fallimenti. Sainz, paradossalmente, potrebbe essere l’azzardo che affonderà definitivamente Ferrari e consoliderà più che mai la leadership di Mercedes (e RedBull).
Azzardare, però, è proprio quello di cui la Ferrari ha bisogno in uno dei momenti più difficili della sua storia, dove l’unica certezza si chiama Charles Leclerc e dove per trovarne altre bisogna essere coraggiosi, guardando al futuro senza paura delle critiche e dei dubbi del presente.

Parlando del monegasco, essere promosso de facto a prima guida della Ferrari è un bel peso per le spalle di un 22enne al suo terzo anno in Formula 1.
Forse è proprio per questo che l’idea migliore è dividere questo peso con un altro campione in erba, Sainz appunto, che di anni ne ha 25 e si è già fatto un nome arrivando 6° nel Campionato Piloti dello scorso anno tenendo a bada sia Ricciardo (ora in McLaren) che Albon. E se consideriamo che dei suoi 96 punti solo 15 sono arrivati da un podio (3° posto in Brasile), possiamo comprendere come la sua costanza nel mettere in pista delle ottime prestazioni sia stata uno dei motivi chiave alla base della chiamata in Ferrari.
Così come Leclerc, però, anche il madrileno ha tutto da dimostrare in Formula 1: farlo in Ferrari è una delle sfide più ambite, ma anche più inquietanti, che un pilota emergente possa sognare di affrontare. Farlo con un compagno che è nella tua stessa condizione, però, potrebbe dare una spinta in più ad entrambi; la spinta di cui la Ferrari ha bisogno se vuole battere, finalmente, Mercedes.

Anche il rischio contrario però non è da sottovalutare: più si è giovani più si ha il sangue caldo; meno esperienza si ha e più si tende a commettere errori dettati dall’ingenuità o dall’adrenalina del momento. I due cuccioli Ferrari hanno dimostrato di saper tenere salda la testa e di non lasciarsi andare troppo spesso alle emozioni sia dentro che fuori dalla pista, tuttavia la competizione interna che verrà necessariamente a crearsi (guidare una Ferrari è un’occasione unica nella vita, non c’è neanche da dirlo) potrebbe far nascere una rivalità molto più accesa (ed equilibrata) di quelle, rispettivamente, con Vettel o Norris.


Come tutto questo si svilupperà e quali benefici (non) porterà alla Ferrari noi non possiamo saperlo e forse non possono saperlo neanche a Maranello: gli interrogativi sono tanti; le risposte poche; le certezze quasi nessuna, se non che il 2021 sarà una delle annate più interessanti dal punto di vista delle personalità dei piloti impegnati nel mondiale.
La nostra speranza è che del futuro della Formula 1 faccia parte anche Sebastian -oggi forse fin troppo bistrattato da tifosi e fan- in una nuova veste; una che gli dia nuovi stimoli e che lo faccia rinascere.

Emanuele Breschi

Diplomato in Lingue e laureato in Scienze Politiche, anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri.

2 pensieri riguardo “Ferrari va all-in: Carlos e Charles potrebbero (non) funzionare?

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