Il Pirata Davide Luppi: “Tanti momenti felici ed un rammarico, la serie A”

Quando si sente dire o urlare la parola “pirata” esistono due tipi di persone: chi si immagina un avvenente bucaniere dalla corsa strana alla ricerca della fonte della giovinezza, e chi, come noi folli di RBRsport, pensa subito a lui, “Il Pirata”. Questo corsaro da campo di calcio si chiama Davide Luppi, classe 90, ed ovviamente gioca all’arrembaggio su tutto il fronte d’attacco, pronto ad assaltare e depredare l’aria avversaria.

In effetti questo soprannome gli si addice, e per capirlo basta cercare il suo nome (o il suo soprannome tanto è famoso) per vedere che gioca e segna da Pirata, con colpi di furbizia e cannonate e che quando esulta, con una mano all’occhio come benda, la trasformazione da calciatore in filibustiere è completata . La sua storia parte da lontano ed è una burrascosa avventura che abbiamo avuto modo di analizzare meglio chiedendo, con in mano il nostro tricorno in segno di rispetto, direttamente a lui a proposito del suo passato e del presente.

Come è nata la tua caratteristica esultanza da pirata, da cui anche il tuo soprannome?

“L’esultanza da Pirata è nata da un motto: “parte delle ciurma, parte della nave”, preso dal film “I Pirati dei Caraibi”. Questo motto lo usavamo nella nostra compagnia di amici, e quindi iniziai ad esultare facendo con la mano una benda all’occhio imitando, appunto, quella dei pirati. Da lì in poi sono sempre stato conosciuto come “il Pirata”, e così mi chiamano anche i telecronisti.”

 

Ed in effetti i telecronisti di ogni bandiera e di ogni dove così lo hanno conosciuto, come i tifosi d’altronde, che sempre si sono affezionati a questo giocatore sincero dalla chiara simpatia. Luppi nella sua carriera ha vestito molte maglie: quella del debutto tra i professionisti è stata del Manfredonia, poi del Sassuolo in B ed ha vestito anche una buona dose di gialloblù dove sempre è stato amato, (gialloblu prima modenese e poi veronese sponda Hellas), per finire ora al Cittadella, passando per Entella, Castrense, Correggese e Pro Vercelli.

Nella tua carriera hai vissuto diverse promozioni, grandi gol e tantissimi emozioni, ci racconti i momenti più belli?

“Di momenti belli in effetti ne ho vissuti parecchio. Uno dei più incredibili è stato sicuramente la promozione con l’Hellas Verona in A nel 2016/2017 all’ultimo respiro nell’ultima giornata di campionato, dopo una bella stagione ed il pareggio con il Cesena fuori casa. E’ stata grande festa. Poi sicuramente la doppietta che ho fatto quando vestivo la maglia del Modena contro il Novara nel 2015/2016. Quelli erano i miei primi gol in Serie B e quella partita è stata veramente un’emozione che non potrò mai dimenticare.”

Hai giocato da protagonista in serie B, lega Pro, D, qual è secondo te la differenza maggiore tra questi campionati?

“Ovviamente la preparazione fisica, a cui si presta un’enorme attenzione nei campionati più alti. Poi sostanzialmente la differenza sta negli accorgimenti, nella qualità e nella precisone che si mette nello svolgere ogni lavoro quotidiano, anche il più semplice. Più si va in alto e più è richiesto un livello maggiore in tutto e per tutto.”

Il tuo più grande rammarico sportivo?

“Il mio più grande rammarico credo che sia stato il non essermi potuto giocare la serie A con il Verona nel 2017 dopo averla conquistata. Non ho potuto purtroppo confrontarmi con la massima realtà sportiva in Italia e non ho potuto mostrare le mie carte. L’obbiettivo alla fine è sempre quello.”

 

Dopo la grandissima annata vissuta con la maglia n° 10 dell’Hellas sulle spalle il Pirata lombardo, passato in prestito con opzione alla Virtus Entella, dopo solo 13 giornate subisce una lesiona all’adduttore della gamba destra, fatto che stoppa anzitempo la sua stagione. Da buon combattente ed assaltatore tuttavia questo non lo ferma e dopo una parentesi alla Viterbese si accasa al Cittadella, tornando a giocare titolare in quella B che gli mancava, e ci mancava, oramai da troppo tempo. Solo il Covid-19, che ha tristemente chiuso tutto il mondo, ha potuto fermare la voglia di giocare e segnare del Pirata, e così anche con lui abbiamo voluto parlare di attualità.

Parliamo dell’ora, per questa stagione sei al Cittadella, come ti trovi?

“Al Cittadella, lo dico sinceramente, mi sono trovato molto bene. Qua c’è una grande squadra, una società ben organizzata che mi ha dato l’opportunità di ripartire dopo 2 anni per me difficili. Poi, cosa fondamentale, c’è un gran feeling con i miei compagni di spogliatoio. Sì, qua mi trovo bene.”

Come ti sei allenato durante questa quarantena per rimanere pronto ad una eventuale ripresa?

“Mi sono allenato principalmente con il programma che ci ha dato il professore della squadra per mantenerci in attività. Poi ho anche seguito alcuni canali di allenamento su Zoom (una piattaforma di videoconferenze) e mi sono anche un po’ autogestito, mettendoci del mio.”

Immaginiamo che abbiate un gruppo WhatsApp di squadra. Quali sono le opinioni che hai potuto raccogliere dai tuoi compagni sulla sospensione definitiva del campionato?

“Le opinioni di tutti sul discorso ripresa hanno come primo fondamento quello di rispettare la sicurezza, siamo tutti d’accordo su questo. Quindi crediamo che si potrà parlare di ripresa solamente quando sarà garantita la sicurezza, di tutti.”

 

Si prospetta una ripresa del calcio a porte chiuse, fino all’arrivo di un vaccino. Quanto conta per te il supporto dei tifosi durante una partita? Come pensi sarà giocare per diverso tempo in uno stadio deserto?

“I tifosi sono assolutamente parte del sistema calcio e senza di loro sarebbe tutto completamente diverso, ribaltato. Però penso anche che, mettendo ovviamente al primo posto la salute pubblica, se non si possa fare altrimenti ce ne dovremo tutti fare una ragione. Il clima non è e non sarà per molto tempo uno dei migliori e giocare a porte chiuse toglierà quel fascino, quella magia che sono tipiche del calcio.”

GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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