Gli Europei del 1988 e il trionfo dell’Olanda nel segno di Van Basten

Correva l’anno 1988 e il mondo stava per cambiare in maniera radicale. L’ottava edizione degli Europei di calcio si giocava nella Germania Ovest, dove l’anno successivo sarebbe caduto il muro di Berlino, con la conseguente disgregazione dell’Unione Sovietica.

I mondiali messicani di due anni prima avevano lasciato in eredità, oltre alla forza dei tedeschi, una serie di squadre europee molto interessanti che avevano messo in mostra un bel calcio, come l’Urss, la Spagna e il Belgio. La Francia invece, orfana di Michel Platini che aveva abbandonato la nazionale, era chiamata a confermare il successo ottenuto 4 anni prima negli Europei giocati in casa.

Per l’Italia invece i mondiali non erano andati benissimo e la Nazionale fu affidata ad Azeglio Vicini, il tecnico che aveva creato una delle Under 21 azzurre più belle di sempre. La rivoluzione che mise in atto Vicini fu molto coraggiosa e all’alba degli Europei c’era molta curiosità verso l’Italia. Una squadra composta dalle giovani fondamenta di quell’Under 21 con l’equilibrio di calciatori più esperti. Ragazzi come Zenga, Maldini, Donadoni, Mancini e Vialli affiancati da grandi campioni del calibro di Ancelotti, Bergomi e Baresi.

Francia e Belgio eliminate alle qualificazioni

I riflettori sull’Europeo si accendono ufficialmente il 10 settembre del 1986 con i gironi di qualificazione che prendono il via. 32 squadre suddivise in 7 raggruppamenti, nei quali solo la prima avrebbe avuto accesso alla fase finale. E qui, le sorprese non mancano. La Francia finisce seconda dietro all’Unione Sovietica mentre il Belgio, che aveva ben figurato ai Mondiali ’86 conclude il suo gruppo al terzo posto dietro Irlanda e Bulgaria. L’Italia viene sorteggiata insieme a Svezia, Portogallo, Svizzera e Malta. Con qualche affanno gli azzurri riescono a qualificarsi, soprattutto grazie alla vittoria nel match di ritorno con la Svezia giocato a Napoli, dopo la sconfitta dell’andata. Protagonisti assoluti per l’Italia, Altobelli e Vialli, che mettono a segno 10 reti in due durante le qualificazioni.

Le altre qualificate alla fase finale poi, oltre alla Germania Ovest ospitante, sono la Spagna, l’Inghilterra, l’Olanda, l’Urss, l’Irlanda e la Danimarca.

L’Italia nel gruppo di Spagna e Germania

Vengono dunque sorteggiati due gironi e si vola in Germania. L’Italia finisce insieme a Germania, Spagna e Danimarca. I tedeschi sono i grandi favori per la vittoria finale, potendo contare su una rosa di assoluta qualità composta da gente come Matthaus, Völler e Klinsmann. Ma anche la Spagna di Michel e Butragueño non è da meno. L’Olanda di Gullit e Van Basten invece se la vedrà con Irlanda, Inghilterra e Unione Sovietica. Le prime due qualificate di ogni gruppo avranno il pass per le semifinali.

L’esordio per gli azzurri è subito contro i tedeschi, i rivali di sempre. A Düsseldorf davanti a oltre 60.000 spettatori, Vicini lancia il duo d’attacco tutto blucerchiato Vialli-Mancini, tra lo scetticismo della stampa. Dopo un primo tempo equilibrato è proprio Mancini a mettere dentro il gol del vantaggio per l’Italia su assist di Donadoni. La gioia incontenibile dell’attuale commissario tecnico azzurro si unisce alla rabbia per le critiche ricevute. Mancini si dirige sotto la tribuna stampa e urla qualcosa ai giornalisti italiani. Dopo nemmeno cinque minuti però la Germania trova il pari su una punizione a due in area concessa dall’arbitro dopo che Zenga aveva trattenuto a suo avviso troppo tempo il pallone. L’ex Inter Brehme non sbaglia e l’incontro termina in pareggio. La Spagna intanto aveva vinto con la Danimarca: l’Italia se vuole passare deve vincere entrambi gli incontri rimanenti. Il match con gli Spagnoli viene vinto di misura dai ragazzi di Vicini grazie al gol di Vialli, che sfrutta il velo di Altobelli – subentrato a Mancini – dopo il lancio di Ancelotti.  L’Italia poi, chiude i conti nell’ultimo match vincendo due a zero con la Danimarca. Anche la Germania vince i suoi due match e si qualifica come prima, forte di una migliore differenza reti.

Inghilterra-Irlanda 0-1, Europei del 1988

Nell’altro girone l’Inghilterra di Lineker e Robson, si complica subito la vita perdendo il primo match con l’Irlanda. Anche l’Olanda parte male. A Colonia infatti, l’Unione Sovietica passa 1 a 0 grazie al gol di Rac. La sfida tra gli orange e gli inglesi della seconda giornata è già una partita da dentro e fuori. Guidati dalla tripletta di Van Basten, gli olandesi si impongono 3 a 1, mentre Irlanda e Unione Sovietica si dividono ad Hannover la posta in palio, pareggiando 1 a 1. Nell’ultimo incontro l’Urss ipoteca la semifinale eliminando l’Inghilterra mentre l’Olanda batte l’Irlanda con un gol di Kieft e si qualifica.

In semifinale è ancora Germania-Olanda

La prima semifinale è il remake dell’ultimo atto dei Mondiali del 1974, quando la Germania Ovest si impose sull’Olanda di Cruijff. In campo per i tedeschi quella volta c’era Beckenbauer, seduto ora in panchina. L’allenatore dell’Olanda invece, è di nuovo Rinus Michels, che stavolta si prende la rivincita. La Germania passa in vantaggio a inizio ripresa: Klinsmann si incunea in area e Rijkaard, costretto a giocare da stopper per tutto il torneo, lo mette giù. Il contatto non è evidente ma per l’abitro, il romeno Igna, è rigore. Dal dischetto Matthäus non sbaglia. Al 74esimo però Koeman pareggia la partita, ancora dagli undici metri, con un rigore ancora più generoso concesso dal direttore di gara dopo un intervento su Van Basten. Il Cigno di Utrecht poi, a due minuti dalla fine segna in spaccata il gol che porta in finale l’Olanda.

L’Italia invece arriva alla semifinale con l’Unione Sovietica con un ambiente carico ed euforico. La Nazionale piace ai tifosi e ha convinto la critica. Due mesi prima poi, in un’amichevole a Bari gli azzurri hanno battuto proprio l’Urss per 4 a 1 ma stavolta è tutta un’altra storia. A Stoccarda i sovietici sono superiori dal primo minuto e vincono 2 a 0 con le reti di Litovchenko e Protasov.

Il trionfo dell’Olanda e il capolavoro di Van Basten

Tre giorni dopo a Monaco di Baviera si gioca la finalissima. L’Unione Sovietica, priva dello squalificato Kuznetsov parte meglio ma col passare dei minuti accusa la stanchezza del match giocato soli 3 giorni prima con l’Italia. Gli Orange ne approfittano e passano in vantaggio con il capitano e numero 10 Ruud Gullit che da due passi insacca di testa dopo la sponda area di Van Basten. L’Urss ha l’occasione per pareggiare con Belanov che però prima colpisce il palo dopo una mischia e poi si fa parare un rigore da Van Breukelen. Ma l’Olanda può contare sul centravanti più forte in circolazione in quel momento, e probabilmente uno dei migliori di sempre, Marco Van Basten. L’attaccante del Milan, servito in area da un cambio di gioco di Muhren, con una volè potente e preciso incrocia da posizione impossibile e trova un gol capolavoro, tra i più belli della storia del calcio. Al fischio finale è tripudio olandese. È la prima e unica coppa messa in bacheca dagli orange, un’impresa che non era riuscita nemmeno alla formidabile squadra del ’74, quella che aveva ereditato la filosofia del calcio totale dall’Ajax.

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