Pazzini o il cavaliere dei debutti

Siamo nel 2018, giorno 3 febbraio, al Ciutat di Valencia nella sfida tra Levante e Real Madrid il risultato stalla sull’1-1; Muniz manda in campo al 77° il nuovo arrivato dall’Italia, doccia fredda di Isco che segna il 2-1 per il Real. Il Levante non si arrende e nemmeno quel pazzo italiano sbarcato su terra Hispanica. A un minuto dalla fine, con un destro inspiegabile, dopo aver lottato con tutta la difesa dei Blancos, buca Keylor Navas e fa esplodere i suoi nuovi tifosi. “V” al volto, corsa sotto la curva e verso le telecamere che inquadrano uno sconsolatissimo Cristiano Ronaldo, un risultato incredibile ed imprevedibile, un pareggio dei campioni d’Europa contro uno dei fanalini di coda della Liga. Pazzini l’ha fatto di nuovo, ha compiuto di nuovo un miracolo, di nuovo alla prima con una nuova squadra, di nuovo un pazzo debutto.

Giampaolo Pazzini (Pescia, 2 agosto 1984), oggi capitano e caposaldo morale dell’Hellas Verona di Ivan Juric, è uno di quei giocatori che sanno far sognare, che sanno far cantare, che sanno far innamorare i tifosi, soprattutto quando si parla di debutti; e qui, uscendo per un attimo dal noi “redazionale”, aggiungerei anche che sanno far piangere. Quel 3 febbraio ero alla prima cena con i genitori della mia nuova ragazza, mi arriva la notifica sullo schermo: 2-2 Pazzini all’ultimo, guardo la mia ragazza, lacrime. I debutti di Pazzini sono degni di una fiaba cavalleresca, e quindi sicuramente degni di un racconto su RBR, che, nemmeno a dirlo, inizia oramai tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana dalla realtà di oggi: l’Atalanta di Mandorlini del 2004.

L’inizio della favola

L’Atalanta quella stagione 2004-2005 finirà ultima e retrocessa in serie B, con un campionato disputato per più di metà all’ultimo posto e senza vittorie. Tuttavia alla prima partita in stagione, alla prima in serie A, Pazzini decide di iniziare la sua pazza storia di incredibili debutti dopo appena 120’, stoppa di petto in corsa e scarica il sinistro, buttando in porta il pallone dell’1-0. Nello stesso anno poi passa alla Fiorentina, dove al debutto da titolare, dopo aver già esordito da subentrante ad onor del vero, nel secondo tempo contro la Reggina firma il gol del vantaggio che porta 3 punti alla Viola, fondamentali per la salvezza.

Dopo 2 gloriosi anni passati a Genova, sponda blucerchiata, nei quali Pazzini assieme e Cassano forma una micidiale coppia d’attacco da 65 macracture, venendo perfino accostati ai gemelli del gol Vialli e Mancini, l’attaccante di Pescia viene preso dall’Inter per 19 milioni. E qui, sotto gli occhi immacolati della Madonnina, Pazzini compie un vero e proprio miracolo in 45 minuti, che mai i tifosi nerazzurri potranno dimenticare e che sicuramente li avrà fatti sperare e sognare come non accadeva da un po’.

Un miracoloso debutto

Nella scala del calcio l’Inter si trova sotto di 2 gol alla fine del primo tempo contro un Palermo imbizzarito che, purtroppo per loro, non aveva fatto ancora i conti con il debutto nel secondo tempo del Pazzo toscano; Leonardo lo fa entrare al posto di Coutinho ed in 30 minuti ribalta la partita: al 57° difende la palla come un centroboa della pallanuoto e girandosi insacca il gol del 2-1, al 73° svetta di testa su cross di Maicon e segna il pareggio, esplode lo stadio, esplode Leonardo, esplode Julio Cesar in porta ma non è finita, dopo 2 minuti si procura il rigore, poi segnato da Eto’o, che chiuderà la partita 3-2 in rimonta. Questo, probabilmente, è il più pazzo di tutti i debutti. Ma non finisce qui.

Il nostro cavaliere errante dopo un anno e mezzo cambia sponda milanese e passa ai rossoneri. Al debutto come subentrante non riesce ad evitare la sconfitta contro la sua Samp, ma alla prima da titolare con il Milan, carica 3 frecce nel suo arco e centra il Bologna con una tripletta. In casa dell’avversario il Pazzo prima si procura e segna il rigore che sblocca la partita, dopo il pareggio di Diamanti insacca il secondo goal al 77° approfittando di una svista del portiere bolognese e dopo soli 8 minuti, di tacco, devia un potente tiro da fuori che incornicia e infiocchetta questa magica tripletta. La V, come la Z di Zorro, la porterà al volto 21 volte vestendo la maglia rossonera.

La carica di Wembley

Prima di raccontare l’ultimo suo felicissimo debutto in quello che ora è il suo regno veronese, è giusto raccontare la storia di quella volta che, vestendo la cappa azzurra della nazionale Italiana, il nostro capitano di ventura sbancava lo scintillantissimo stadio di Wembley con una tripletta delle sue suonando la carica assieme agli azzurrini.

Il 24 marzo 2007 si disputava un’amichevole tra le Under 21 di Inghilterra e Italia ed era la prima per il nuovo impianto londinese capace di ospitare 90000 spettatori. Ma, facendo bollire il sangue nelle regali vene inglesi, il primo goal, dopo pochissimo tempo dal fischio d‘inizio, è segnato da Pazzini che sfonda la porta britannica da fuori area. La partita finirà infine con un diplomatico 3-3, ma non prima di aver dato mostra delle capacità del giovane numero 9 italiano. Il secondo goal è pazzo, al volo in acrobazia sfruttando un pallonetto spiovente di Mantovani, il terzo e ultimo (peccato!) al 22′: Pazzini raccoglie palla salta un difensore inglese e incrocia sul secondo palo. Peccato che a portiere battuto sbagli il 4-3, sarebbe stata un’apoteosi ed un poker da World Series. Comunque sia il Pazzo viene sostituito e dopo ciò tutto lo stadio di Wembley gli tributa una standing-ovation e lì, in quel momento, più d’un cuore azzurro si è riempito d’orgoglio.

Non esiste mondo fuor dalle mura di Verona

Come vi abbiamo raccontato in apertura Pazzini ha segnato al debutto anche nella sua esperienza al Levante, dopo 2 anni passati a Verona e la decisione di cambiare area non trovando spazio e feeling nella stagione che porterà gli scaligeri in serie B. Quella tra il capitano gialloblù, il popolo gialloblù e la società gialloblù è una bellissima storia d’amore che, trovandoci a Verona, non dovrebbe nemmeno troppo sorprendere. Alla prima con la squadra di cui diventerà capitano non segna e gioca da subentrato, ma, alla prima occasione datagli da titolare, Pazzini contro l’Udinese, 8° giornata di serie A 2015-2016, segna su rigore il gol che porterà un punto.

Da lì in poi è una bellissima quanto soffertissima favola, il Verona va in B ma con Pazzini trascinatore e capocannoniere, dopo la promozione ed il Levante di nuovo il Verona è in B con Pazzini come trascinatore non solo con i gol, ma con il comportamento e la morale. Ora, in questa bellissima favola che è il Verona di Juric, Pazzini è l’indiscusso caposaldo di tutti: giocatori, società e tifosi; è il mastice che tiene unita e alta l’alabarda gialloblù. Per capire cosa sia diventato Pazzini a Verona bisogna andare al Bentegodi e sentire i tifosi acclamare il suo nome per un gol, una sostituzione o per qualsiasi cosa. Quasi come un comandante trionfante, un generale vittorioso anche nella sconfitta, un deus ex machina.

Oddio, Pazzini un dio? Magari quello della sorte. Pazza, mille volte pazza questa idea, ma forse non per lui, non per la sua storia.

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GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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