Eroi dimenticati, Vol. 3: Tony Adams, un gigante fragile a Londra

Questa è la storia della vita esagerata dello storico capitano dell’Arsenal tra trofei e pub. Un leader indiscusso, un carisma fuori dal comune quando indossa la sua fascia, un carattere alquanto complicato: Tony Adams, autentica leggenda dell’Arsenal e della nazionale inglese, può essere definito il calciatore inglese per eccellenza.

Duro nei contrasti e fragile nella vita privata. Un amore smisurato per il football e per i “Gunners”, ma anche quel classico vizietto di molti giocatori d’oltremanica: il gomito alzato con eccessiva frequenza, e non parliamo di una scorrettezza sul campo.

Tony Adams intento a esultare
Chi era Tony Adams

Adams, difensore centrale di oltre un metro e novanta, basa la sua carriera sulla stazza fisica e sull’eccellente capacità di leggere le situazioni in anticipo. Praticamente imbattibile nel gioco aereo, riesce a farsi valere anche in area avversaria: quasi cinquanta le reti realizzate in carriera. Pilastro dell’Arsenal dei primi anni ’90, termina la sua carriera sotto le direttive di Arsene Wenger gettando le basi per l’avvento degli “Invincibili” guidati da Henry e Vieira.

All’ombra di Highbury conquista una serie importante di trofei ed entra di diritto anche nella storia della nazionale a suon di presenze e tackle. Un mondiale disputato in Francia nel 1998 e due campionati europei le sue avventure da capitano dei Leoni britannici. Un vero duro sul prato verde, ma anche un carattere fragile lontano dal terreno di gioco.  Un matrimonio sfortunato, che lo porterà al divorzio, spinge Tony a frequentare con troppa regolarità i pub londinesi: più di una volta infatti, come racconta nella sua biografia “Fuori gioco – una vita con l’alcool”, Adams si presenta agli allenamenti ubriaco.

Tony Adams annuisce dopo una decisione dell’arbitro

Giacca a vento per sudare anche in primavera e giri di campo a gran ritmo, lo riportano per qualche ora alla sobrietà ma terminate le sessioni la birra torna protagonista della sua vita. L’amore per il suo bambino però, ed il rischio concreto di non poterlo più abbracciare a causa dell’alcool, riesce ad allontanarlo dall’oblio di uno stato a dir poco confusionale. Il baratro, a seguito di cure ed appuntamenti con specialisti, si allontana definitivamente alle soglie del 2000.

Il vizio dell’alcol, ma anche il vizio di vincere

Una problematica terribile che forse toglie sprint e brillantezza ad una carriera comunque di livello altissimo: tre Premier League, due FA Cup, una Coppa delle Coppe e due League Cup inglesi rappresentano un palmares di tutto rispetto. Abbandonati calzettoni e pantaloncini, Tony intraprende con scarso successo la carriera di allenatore.

Tony Adams con Patrick Vieira

Tony Adams, una vita tra pinte di Guinness e spigolose marcature sui malcapitati avversari. Del resto, “nel calcio, a seguito di qualsiasi risultato si finisce per bere: brindiamo ad una vittoria, o ci facciamo un drink per dimenticare una sconfitta. Io avevo preso troppo alla lettera questa sorta di algoritmo…”

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