Europei del 1976, trionfa la Cecoslovacchia. Panenka inventa il cucchiaio

Correva l’anno 1976 e gli Europei erano organizzati dalla ex Jugoslavia. Per la prima volta nella storia della competizione vennero introdotti i calci di rigore in caso di parità dopo i tempi supplementari. E proprio i rigori segnarono in maniera indelebile quell’edizione.

La Germania dell’Ovest di Dieter Muller, Uli Hoeness e Franz Beckenbauer, dopo il trionfo negli europei del ’72 e quello nei mondiali del ’74, era sulla carta la favorita numero uno.

L’Italia invece, viveva uno dei momenti più grigi della sua storia calcistica. La Federazione aveva indotto una drastica rivoluzione dopo la deblacle ai mondiali di due anni prima, dove gli azzurri erano tornati a casa dopo i gironi, terzi in un gruppo non irresistibile composto da Argentina, Polonia e Haiti. Fulvio Bernardini viene chiamato al posto di Ferruccio Valcareggi nel ruolo di Commissario Unico di tutte le nazionali. Insieme a lui anche Erzo Bearzot nell’Under 23 e Azeglio Vicini nell’Under 21. Nel frattempo molti campioni azzurri, come Mazzola, Rivera e Riva abbandonano la Nazionale. Bernardini nel ’74, a due anni dalla competizione, organizza diverse partite di allenamento, dove alterna addirittura cinquantacinque giocatori, pescando anche in Serie B e C.

L’Italia nel gruppo qualificazioni di Cruijff

La strada verso gli Europei però si complica subito per gli azzurri, sorteggiati in un gruppo di qualificazione molto ostico composto dall’Olanda di Johan Cruijff, dalla Polonia e dalla Finlandia. Il 20 novembre 1974 l’Italia fa il suo esordio a Rotterdam proprio contro gli Orange.

I ragazzi di Bernardini vanno avanti con Roberto Boninsegna, servito su cross del debuttante Giancarlo Antognoni, attuale direttore sportivo della Fiorentina, ma vengono rimontati dagli olandesi e beffati dall’arbitro che convalida il gol del pari di Cruijff in netto fuorigioco. La partita finirà 3 a 1 per l’Olanda.

Il 19 aprile del 1975 l’Italia non va oltre lo 0 a 0 contro la Polonia in casa. È la partita che taglia le gambe agli azzurri. Per accedere agli europei infatti, bisognava arrivare primi e tenere il passo dell’Olanda, che intanto macinava vittorie, sperando di rimontarla a ritorno. A giugno l’Italia si impone in Finlandia, ma al ritorno in casa pareggia di nuovo. Le speranze per Bernardini non sono ancora finite: mancano due incontri, uno in Polonia e uno in casa con gli orange. A Varsavia però gli azzurri impattano di nuovo sullo 0 a 0. Nell’ultima giornata l’Italia batte 1 a 0 l’Olanda ma non basta. Agli Europei ci vanno gli olandesi.

Approdano ai quarti anche la Cecoslovacchia, il Galles, l’Unione Sovietica, il Belgio, la Spagna, la Germania Ovest e la Jugoslavia ospitante. I padroni di casa hanno la meglio sul Galles nel doppio confronto. L’Olanda spazza via il Belgio, la Cecoslovacchia passa con l’URSS e la Germania Ovest elimina la Spagna vincendo 2 a 0 il match di ritorno, dopo aver pareggiato all’andata.

La fase finale

La fase finale del torneo si gioca tra Zagabria e Belgrado. La Cecoslovacchia per continuare a sognare deve battere l’Olanda mentre la Germania Ovest, per accedere alla finalissima deve superare la Jugoslavia.

Tutti già pregustano il remake della finale dei mondiali del 1974, quella vinta dai tedeschi sugli orange, ma Cruijff e compagni non avevano fatto i conti con la Cecoslovacchia. Allo stadio Maksimir di Zagabria, oggi casa della Dinamo e della nazionale croata, i ragazzi di Vaclav Jezek firmano l’impresa.

Nei tempi regolamentari fa tutto il capitano della Cecoslovacchia Anton Ondrus che prima porta in vantaggio i suoi al 19esimo, poi insacca nella sua porta a 15 minuti dalla fine. Gli orange rimangono anche in 10 uomini per l’espulsione di Johan Neeskens. Nei tempi supplementari poi, succede l’incredibile con le reti di Zdenek Nehoda e Frantisek Vesely che regalano una finale insperata alla Cecoslovacchia.

Nell’altra semifinale, il 17 giugno allo stadio Rajko Mitic di Belgrado, oggi tempio della Stella Rossa, la Germania Ovest mette fine ai sogni della Jugoslavia, anche qui al termine di una partita entusiasmante decisa ai tempi supplementari. I tedeschi nel primo tempo vanno addirittura sotto 2 a 0 con le reti di Danilo Popivoda al 19esimo e di Dragan Dzajic al 30esimo. Nella ripresa però, Heinz Flohe accorcia le distanze e Muller firma il pareggio a 8 minuti dalla fine. Nei supplementari il numero 9 della Germania Ovest si scatena e completa la rimonta con altri due gol.

Antonin Panenka e il cucchiaio

Nella finale per il terzo posto l’Olanda si prende la medaglia di bronzo, ancora ai supplementari, battendo 3 a 2 la Jugoslavia a Zagabria. Per la finalissima invece, si torna a Belgrado. Davanti a oltre 30.000 spettatori la Cecoslovacchia parte fortissimo e va avanti all’ottavo minuto con Jan Svehlik. Al 25esimo arriva addirittura il raddoppio con Karol Dobias. I tedeschi sono ancora alla corde ma non mollano e recuperano di nuovo. Al 28esimo è ancora Muller, capocannoniere del torneo, a suonare la carica per i suoi segnando la rete dell’1 a 2. A un minuto dalla fine poi, Bernd Holzenbein ristabilisce la parità.

Si ai va ai supplementari ma l’equilibrio stavolta regge. Per la prima volta nella storia degli Europei una finale sarà decisa ai calci di rigore. Nelle edizioni precedenti, la partita in caso di parità veniva ripetuta, come nel caso dell’ultimo atto degli Europei del 1968, quando l’Italia battè 2 a 0 la Jugoslavia nel replay dopo lo 0 a 0 di pochi giorni prima.

Dagli undici metri per la Cecoslovacchia segnano Masny, Nehoda, Ondrus e Juremik. La Germania Ovest risponde con Bonhof, Flohe e Bongartz ma al quarto rigore Hoeness, ex presidente del Bayern Monaco, sbaglia, sparando alto sulla traversa. Vent’anni dopo Franz Beckembauer commentò ironicamente: «Stanno ancora cercando il pallone per le vie di Belgrado».

Se Antonin Panenka segna la Cecoslovacchia è campione d’Europa. Dopo una lunga ricorsa, l’attuale presidente del Bohemians 1905, si ferma di colpo mentre il portiere tedesco Sepp Maier si stava già tuffando da un lato e con un pallonetto morbidissimo insacca il rigore del trionfo. Panenka era solito tirare dagli undici metri in questo modo. Aveva provato il pallonetto più volte in allenamento e qualche rigore lo aveva calciato così con la maglia del Bohemians, nel campionato cecoslovacco.

Ma anche se Monaco, dove giocava Sepp Maier, e Praga, distavano solo poche centinaia di chilometri, la cortina di ferro rendeva impossibile il trapelare di informazioni, comprese quelle sportive.
Il mondo, e il malcapitato Maier, scoprono il cucchiaio proprio nel 1976, anno di nascita di Francesco Totti che farà di questo modo di tirare un suo marchio di fabbrica.

Il coraggio di Panenka entra nella storia: «Solo un pazzo avrebbe potuto tirare un rigore in quel modo» dirà Pelè più avanti.

 

 

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