Binaghi, gli Internazionali di Roma e il tennis che sarà

Nonostante l’emergenza Coronavirus non sia ancora finita, la Federtennis continua a pensare alle varie opzioni per far disputare gli Internazionali di Roma 2020.
Nei giorni scorsi il presidente Angelo Binaghi si era detto ottimista sulla possibilità di giocare il torneo entro la fine del 2020. In un’intervista al Corriere della Sera Binaghi è tornato sulla questione, illustrando tutte le carte sul tavolo.

L’opzione principale rimane quella di giocare al Foro Italico tra settembre e ottobre. Le alternative invece sono Cagliari a novembre o Milano sul veloce a dicembre: «Magari con donne e uomini divisi tra Milano e Torino, con finali in sede unica. Una bella unione tra città duramente colpite dal virus» ha dichiarato Binaghi aggiungendo: «Pur di fare gli Internazionali accetto anche le porte chiuse».

Un’opzione quella di giocare senza spettatori che stanno prendendo in considerazione anche gli organizzatori degli Us Open. I vertici ATP e WTA si riuniranno il primo giugno, lì si discuterà del futuro della stagione. Al momento l’unica certezza, dopo la cancellazione di Wimbledon, è che non si tornerà in campo almeno fino al 13 luglio.

La cassa integrazione per i dipendenti

Binaghi è tornato anche sullo spinoso argomento della cassa integrazione per i dipendenti della Federtennis che ha scatenato l’ira dei sindacati: «Quando i contribuiti erano erogati dal Coni, le cifre alla voce ”copertura dei costi del personale” erano molto alte. Dallo scorso dicembre, Sport e Salute Spa ha adottato nuovi criteri più meritocratici. I contributi non fanno più riferimento alla copertura del costo del personale ma sono un premio per i risultati sportivi ottenuti. Alle Federazioni vengono riconosciute la completa autonomia gestionale e quindi la piena assunzione di responsabilità».

Il Presidente della Federtennis ha voluto poi evidenziare le difficoltà della situazione, specificando come tutti i contratti siano stati sospesi, da Barazzutti a Pietrangeli: «Si prevede una variazione di bilancio da stato di guerra: 37 milioni di contrazione delle entrate su 60 di fatturato. Siamo la Federazione che più si autofinanzia e quindi quella che più soffre. Ho 3200 società che non so se riusciranno a ripartire e 9460 insegnanti che in tasca non hanno una lira. Abbiamo preso decisioni veloci e necessarie, nell’interesse di tutto il movimento».

Il tennis che sarà

Binaghi poi, nel proseguo dell’intervista al CorSera, ha parlato del tennis che sarà, almeno per un paio di anni: «I giocatori si raccatteranno palle e asciugamani e non potranno portarsi dietro tutto lo staff. Si tornerà agli anni di Pietrangeli, atleta e coach».

Le restrizioni riguarderanno ovviamente anche il pubblico, che dovrà entrare e uscire ordinato, e sedere in maniera distanziata, rigorosamente con la mascherina: «Siamo lo sport più sicuro dal punto di vista sanitario, non siamo come le discipline di squadra. Spogliatoi chiusi, panchine ai lati opposti, gel disinfettante a ogni cambio di campo. Il tennis può e deve ripartire appena possibile. Ci basta una settimana di preavviso» ha concluso Binaghi.

Infine il Presidente ha concesso al quotidiano di Via Solferino una battuta sulle Atp Finals a Torino, magari già da quest’anno, anche se al momento risulta un’opzione davvero poco percorribile: «Ne ho parlato con la sindaca della città Chiara Appendino. Se Londra non ce la fa, coglieremo l’occasione».

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