Euro 2016: il Portogallo di Eder, Griezmann e l’Haka islandese

In attesa di un Euro 2020 ormai diventato Euro 2021, riviviamo i momenti passati dopo il primo episodio che ci ha riportati al 1968. Sono passati ormai quattro anni da quell’Europeo francese che ci ha visti vicini alla vittoria ma che, tra un po’ di sfortuna e un po’ di papere, ci ha costretti a rimandare tutto all’avvenire. Quattro anni dall’Euro 2016 che, nel complesso, è riuscito a regalarci nuovi personaggi e nuove storie da raccontare. Non solo il Portogallo di Ronaldo, passato da terzo nel girone a Campione d’Europa; gli europei hanno lasciato spazio anche alla Francia di Griezmann, al Belgio di Lukaku e Hazard, ma anche al Galles di Bale e, perché no, alla Germania di Boateng.

Ma facciamo un passo indietro.

Una fase a gironi di derby e sorprese

Che nella fase a gironi serva un pizzico di fortuna è vero. Pescata nel gruppo E, l’Italia di Conte è stata sorteggiata insieme a Belgio, Irlanda e Svezia anticipando quella partita che gli costerà due anni dopo il mondiale.

Ma la ruota non ha voluto giocare solo con la nostra nazionale. Sono tre i derby storici che hanno caratterizzato la fase a gironi. Prima fra tutte Albania-Svizzera, finita 0-1. Tra le due infatti scorre da sempre buon sangue, a tal punto che più dei 22 giocatori in campo godevano della doppia cittadinanza, tra cui anche l’ex Palermo Pajtim Kasami e l’ex Bayer Leverkusen Admir Mehmedi.

Il secondo, classico, derby, è quello inglese. Estratte entrambe nel gruppo B, Inghilterra-Galles è terminata 2-1. Ma mentre gli inglesi vengono fermati agli ottavi dalla sorpresa islandese, i gallesi guidati da Bales, Ramsey, Andy King e Joe Allen raggiungono la seminifinale contro il Portogallo, dopo aver sconfitto per 4-1 il Belgio ai quarti. Il resto è storia. Nel frattempo, nel gruppo C, la storia si ripete tra Germania, Polonia e Ucraina. Per capirlo bisogna tornare al 2012 in quell’Europeo ospitato proprio dalle due nazioni dell’est Europa che, dopo anni bui, hanno cercato un modo per riconsacrare la potenza del loro calcio che vive piuttosto bene tra le fortezze della Dinamo Kiev e, soprattutto dello Shakthar Donetsk.

Ultimo girone curioso quello del gruppo F. Formato da Ungheria, Islanda, Portogallo e Austria, nonché forse il girone più sorprendente dell’Europeo. Tra questi il derby dell’Impero tra Austria e Ungheria (0-2) dove quest’ultima ha schierato tra i pali un fantastico Gabor Kiraly, ormai 40enne, sceso in campo con il pigiama come divisa, ma a certi personaggi non si può dire nulla. Una nazionale esperta e ricca di entusiasmo che ha tappato per 0-2 le ali degli austriaci, e ha tenuto testa alta al Portogallo in uno scontro finito 3-3, guadagnandosi il primo posto nel girone a pari punti con la seconda sorpresa: l’Islanda. I Vichinghi, arrivati fino ai quarti contro la Francia, riescono a battere 2-1 l’Inghilterra, grazie anche all’incredibile errore di Kane sul raddoppio che ha sancito il dominio degli islandesi e della loro haka, sottofondo di questo Europeo.

 

Infine, il girone ospita un Portogallo desideroso di rivincita. Dopo la finale persa nel 2004 contro la Grecia, perdipiù in casa, la nazionale di Cristiano Ronaldo è decisa a riprovarci, anche se con un po’ di difficoltà in partenza. Arrivata dopo l’Islanda nel girone, viene ripescata tra le migliori terze degli Euro 2016 lasciando pian piano dietro di sé Croazia (1-1), Polonia (1-1, vinta ai rigori) e Galles (2-0), fino ad arrivare allo scontro definitivo con i padroni di casa. E proprio contro i britannici in semifinale l’attaccante juventino segna il suo gol più bello della competizione. Levigato in aria come per magia, CR7 lascia il segno dopo 50 minuti dall’inizio del match. Su calcio d’angolo dalla destra di Guerreiro, sovrasta Chester e infila di testa Hennessey, silenziando il sottofondo di Don’t take me home dei Dragoni.

 

Italia-Spagna: una partita che sa di rivincita

27 giugno 2016. Dopo quattro anni da quella pesante finale conclusasi 4-0 per gli spagnoli, questo match ha un sapore di rivincita. E così è, non solo sul campo ma anche sui social. Solo Twitter ha registrato al termine della partita 47.166 post alle ore 19.53, dopo un web che era già impazzito sotto il nome di Giorgio Chiellini. Dopo un primo quarto d’ora giocato sotto secchiate d’acqua, finalmente esce il sole e con lui anche la nazionale azzurra. Con Buffon tra i pali, Conte sceglie Florenzi, Parolo, De Rossi, Giaccherini e De Sciglio davanti alla BBC, affidando l’attacco a Pellè ed Eder. Dopo mezz’ora Sergio Ramos da spettacolo agli occhi degli azzurri rischiando prima un autogol e poi abbattendo Pellè al limite dell’area. Ci pensa Eder a battere la punizione, De Gea ci prova ma non trattiene, Giaccherini si avventa allora sul pallone mentre Chiellini sul rimpallo trova la rete. Al 33′ l’Italia è in vantaggio 1-0. Il tifo azzurro esplode. Gli spagnoli sembrano lenti, prevedibili, ma ci pensa De Gea tra i pali a frenare l’entusiasmo degli avversari, rimandando il volo a Bordeaux ancora per un po’. Dopo otto minuti dalla ripresa Conte toglie De Rossi a favore di Thiago Motta, ma questo sembra risvegliare gli spagnoli. Iniesta e Piqué ci provano, ma Buffon difende bene la porta azzurra resistendo anche al 90′ sempre contro il difensore del Barcellona. Manca poco alla fine, ancora qualche minuto di recupero. Buffon fa ripartire l’azione da Insigne, l’attaccante napoletano allarga il gioco per Darmian che mette in mezzo consegnando l’azione ai piedi di Pellè che trova la rete nel primo minuti di recupero. 2-0 per l’Italia che, dopo 22 anni, riesce finalmente a sconfiggere gli spagnoli.

 

Italia-Germania: da Boateng a Pellè

Euro 2012, in tutta Italia si festeggia l’1-2 contro la Germania in semifinale, una vittoria che ricorda tanto il mondiale del 2006, quando Fabio Caressa urlava il 2-0 contro i tedeschi con cui ci siamo guadagnati un posto sul mondo. Ma se quattro anni prima sul campo di Varsavia dominava Mario Balotelli, l’Euro 2016 finisce diversamente. La partita è pesante, sofferta, non solo per i 90 minuti standard ma anche per tutti i supplementari e i rigori. Grazie ai gol di Özil e Bonucci, su rigore provocato da Boateng, anche il secondo tempo finisce in pareggio. L’Italia però c’è, non molla, e grazie al gol del pareggio ci crede più che mai. I supplementari scivolano via con poche chance da parte di entrambe le squadre, lasciando il destino nei rigori. Insigne e Kroos sono i primi a tirare, portando a casa entrambi il punto. Tocca poi a Zaza, ma la palla finisce in alto, troppo in alto. Nessun problema, Barzagli segna dopo di lui, mentre Buffon riesce a fermare Müller e Özil. Dopo il difensore juventino è il turno di Pellè: prima il famoso segno del cucchiaio, poi la palla finisce fuori, in un rigore che in pochi riusciranno a perdonargli, riportando così la situazione in pareggio con il gol di Draxler. Siamo pari. E’ il turno di Giaccherini, Parolo e De Sciglio. Tutti a centro, finché Darminan non viene fermato da Neuer. E’ l’ultimo tiro. L’Italia è sulle spine, l’ansia è travolgente, i cuori pulsano sempre più forte mentre il silenzio diventa quasi rumoroso. Hector dal dischetto. Buffon ci prova, si butta dalla parte giusta, ma non ci arriva e la porta si gonfia. Forse, se al posto dei rigori avessimo tirato una monetina come agli Europei del 1968, magari saremmo arrivati noi in semifinale contro la Francia al posto dei tedeschi, fermati successivamente sul 0-2. E invece, l’esperienza europea per gli azzurri viene tristemente rimandata agli anni avvenire.

 

La finale: Portogallo campione d’Europa

Se dovessimo dare un volto agli Euro 2016 probabilmente sarebbe quello di Antoine Griezmann. Il piccolo francese, al tempo venticinquenne, è stato la fortuna e la sorpresa della sua nazionale. Davanti ad un pubblico che si aspettava le magie di Pogba, ha segnato due volte di testa contro l’Albania e l’Irlanda, agli ottavi, e una rete entrata nella top ten della competizione contro l’Islanda ai quarti, dove, con uno scavetto, segna il 4-0 diventando ufficialmente capocannoniere dell’Europeo.

Se invece dovessimo dare un volto alla finalissima, sarebbe quello del portoghese Eder che dopo 109 minuti, un palo di Gignac e una traversa di Guerreiro, porta la sua nazione sulla cima d’Europa. Con una cannonata da lontano gonfia la rete francese che a pochi minuti dalla fine viene travolta dalla furia portoghese, senza contare che al tempo il ragazzo giocava proprio in Francia, a Lilla. Ma il suo gol non è l’unica immagine rimasta impressa di questa finale. Al 25′ infatti le telecamere riprendono il volto in lacrime di Cristiano Ronaldo che, a terra per una botta alla gamba sinistra, si arrende al dolore e chiede il cambio, proprio durante quella partita che più di tutte avrebbe voluto giocare. Il campione esce così in barella dallo stadio di Saint Denis sotto l’applauso del pubblico. Proprio là dove nel ’98 l’altro Ronaldo, il Fenomeno, vide la stessa sorte.

 

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Giulia Taviani

22 anni, nasco a Verona, mi sposto a Milano ma sogno Bali. A quattro anni ho iniziato a scrivere poesie discutibili, a 20 qualcosa di più serio. Collaboro con Master X e con Periodico Daily. Ho scritto di cinema, viaggi, sport e attualità, anche se sono fortemente attratta da ciò che è nascosto agli occhi di tutti.

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