Europei 1968: Facchetti, la monetina fortunata e il trionfo dell’Italia

È il 1968 e l’Italia è scossa dalle rivolte studentesche, dalle proteste contro la società dei consumi e il sistema scolastico obsoleto. A marzo addirittura, i disordini portano l’Università di Roma a chiudere per 12 giorni. Gli Europei sono alle porte e il Paese si aspetta che la Nazionale gli dia un motivo per sorridere e festeggiare. In più gli azzurri devono farsi ”perdonare” dal popolo per la deludente esperienza dei mondiali giocati due anni prima in Inghilterra. L’Italia infatti era stata eliminata dopo la prima fase nella quale avevano collezionato una sola vittoria, perdendo anche con la Corea del Nord per 1 a 0.

L’Italia sfida la Bulgaria nei quarti di finale

Per accedere alle semifinali gli azzurri devono battere nei quarti la Bulgaria, in una doppia sfida andata e ritorno. Nei primi 90 minuti l’Italia, nonostante le due reti di Pierino Prati, aveva perso 3 a 2 ed era chiamata a ribaltare il risultato al San Paolo di Napoli.

Lo stadio è gremito e c’è tanto entuasiasmo. Ferruccio Valcareggi, commissario tecnico della Nazionale, decide di lanciare tra i pali dal primo minuto Dino Zoff, dopo che Albertosi due settimane prime a Sofia aveva incassato 3 reti. Per Zoff, al tempo 26enne, è la prima di 112 presenze in azzurro.

A Napoli l’Italia domina dal primo minuto e va in vantaggio al 14esimo ancora con Prati. Il raddoppio di Angelo Domenghini completa la rimonta azzurra.
Da lì a poco il nostro paese viene scelto come Nazione ospitante per le semifinali e la finale.

Italia – Unione Sovietica e quella monetina fortunata

Nel penultimo atto del torneo l’Italia ha di fronte l’Unione Sovietica, vincitrice dei primi europei del 1960. I campioni del mondo in carica dell’Inghilterra se la vedranno invece con la Jugoslavia a Firenze. Le sfide stavolta si giocano su partita secca.

La nostra nazionale è composta dall’ossatura dell’Inter che nel ’64 e nel ’65 aveva vinto la Coppa dei Campioni. I punti di riferimenti sono dunque Giacinto Facchetti, il capitano azzurro, Tarcisio Burgnich e Sandro Mazzola. I sovietici invece, possono contare su una difesa molto solida oltre ad essere una squadra fisica, difficile da affrontare. Tre giorni prima della gara però perdono molti giocatori nella sfida valida per le qualificazioni alle Olimpiadi contro la Cecoslovacchia e si presentano a Napoli, la città scelta anche per la semifinale, con una squadra molto rimaneggiata.

Il San Paolo è di nuovo stracolmo, l’entusiasmo è alle stelle ma gli azzurri dopo un minuto perdono Gianni Rivera che si fa male. Al tempo non era possibile effettuare sostituzioni e di fatto l’Italia gioca tutto il match con un uomo in meno. La partita è intensa e la pioggia rende il terreno di gioco pesante. Gli uomini di Valcareggi partono forte e nel primo tempo si rendono pericolosi più volte. Nella ripresa è l’Urss a rendersi pericolosa ma la gara non si sblocca.
Si va ai supplementari dove entrambe le squadre ci provano, senza trovare la via del gol. Poco prima dello scadere l‘Italia colpisce anche un palo con la conclusione di Domenghini. Dopo 120 minuti il risultato è inchiodato sullo 0 a 0. Le regole della UEFA stabiliscono che il vincitore sarà deciso con il lancio della monetina. I capitani e gli allenatori delle due squadre vengono convocati nello spogliatoio dell’arbitro. «Facchetti vinceva sempre i giochi che facevamo, avevamo fiducia in lui. Lo vedevamo come una persona fortunata», racconterà qualche anno più tardi Mazzola.

5 Giugno 1968 – Italia-Urss / @Pinterest

L’arbitro chiede al capitano sovietico di scegliere tra testa o croce ma lui non capisce. L’allenatore risponde «testa» ma il direttore di gara ha bisogno che sia un giocatore a scegliere. Così formula la domanda a Facchetti, che senza esitazione risponde: «Testa!». 

La monetina viene lanciata ed esce testa. L’Italia è in semifinale. Facchetti esce dallo spogliatoio dell’arbitro con le braccia alzate al cielo. È il segnale che la sorte è stata benevola. Gli azzurri rientrano in campo a festeggiare con il pubblico che attendeva con trepidazione. Ma Valcareggi smorza subito gli entusiasmi: c’è ancora una finale da preparare.

La Jugoslavia fa l’impresa con l’Inghilterra

Intanto nell’altra semifinale l’Inghilterra, che aveva eliminato ai quarti la Spagna detentrice dell’ultimo Europeo, sfida la Jugoslavia. «Ci sentivamo invincibili» dirà Bobby Charlton in un’intervista. Gli inglesi in effetti erano una squadra fortissima composta da grandi campioni: Charlton ma anche Gordon Banks, il portiere, e il capitano Bobby Moore.

La partita è durissima, nervosa e piena di falli. La Jugoslavia riesce a contenere gli attacchi inglesi e a 4 minuti dalla fine trova l’incredibile gol vittoria con Dragan Dzajic che in area controlla di petto e infila sotto la traversa alle spalle di Banks. Per gli slavi è un trionfo, festeggiato in tutto il Paese.
L’Inghilterra dei campioni era stata eliminata.

Per gli inglesi la consolazione arriva nella finale terzo e quarto posto giocata l’8 giugno all’Olimpico di Roma contro l’Unione Sovietica. Bobby Charlton, punto di riferimento del Manchester United che quell’anno aveva vinto la Coppa dei Campioni, sblocca il match nel primo tempo. Geoff Hurst raddoppia nella ripresa con il gol del 2 a 0 finale: l’Inghilterra chiude gli Europei al terzo posto.

Italia – Jugoslavia, il primo atto

Subito dopo è in programma la finale. Davanti a 69mila spettatori l’Italia affronta la Jugoslavia. Valcareggi cambia tre uomini rispetto alla semifinale. Rivera non ce la fa e anche Mazzola rimane fuori. La punta dell’Inter infatti, durante l’anno aveva avuto problemi a un rene. In semifinale si sacrificò, a patto di giocare anche la finale in caso di vittoria. Ma la sfida con l’Unione Sovietica era stata molto dispendiosa su un terreno pesantissimo e il tecnico preferisce non rischiare. Anche la Jugoslavia perde un suo giocatore di riferimento. Ivica Osim infatti, il faro del centrocampo slavo, si è infortunato e da Belgrado arriva Jovan Acimovic in soccorso.

Nonostante un buon avvio dell’Italia, è la Jugoslavia a passare in vantaggio al 39esimo con Dzajic. Un gol tutto sommato meritato per quanto visto nel primo tempo. Prima dell’intervallo Domenghini colpisce la traversa su punizione ma nella ripresa la storia non cambia: è ancora la Jugoslavia a essere padrone del campo.

L’Italia è alle corde ma a dieci minuti dalla fine arriva la svolta. Lodetti viene atterrato a limite dell’area. Sulla palla si presenta Domenghini che con un destro potente pareggia l’incontro. Si va ai supplementari dove la Jugoslavia continua a spingere. Un grande Zoff salva l’Italia e al 120′ non c’è ancora un vincitore. Per la finale però, niente lancio di monetine. La partita si rigiocherà due giorni dopo sempre all’Olimpico.

Una pagina de La Stampa, dopo il pareggio tra Italia e Jugoslavia.

La Jugoslavia cambia un giocatore mentre Valcareggi ne manda in campo 5 nuovi, tra cui anche Mazzola, con Pierino Prati che rimane fuori. Per gli slavi Ilija Petkovic si sente male nel riscaldamento: ha un’ulcera. È il presagio di una giornata storta.

10 Giugno 1968 – Italia-Jugoslavia. La formazione degli azzurri

Stavolta la partita la fa l’Italia dal primo minuto. Gli azzurri prendono d’assalto l’area avversaria e gli sforzi vengono premiati subito. Al 12esimo infatti Gigi Riva intercetta una conclusione in area e sul filo del fuorigioco incrocia all’angolino. Al 31esimo arriva anche la rete del raddoppio con il 20enne Pietro Anastasi, che aveva esordito in Nazionale nella sfida di due giorni prima. Il giovane centravanti italiano controlla dal limite e al volo con il destro trova un gran gol.

La Jugoslavia ci prova nella ripresa ma Zoff è di nuovo in grande spolvero. Al triplice fischio è festa grande sugli spalti. I tifosi illuminano lo stadio con accendini e fuochi: ”Fu la prima coreografia di massa che vidi in uno stadio” racconterà più avanti lo stesso Zoff. Una soddisfazione enorme per tutto il Paese. Un trionfo che diede di nuovo slancio all’Italia dopo l’umiliazione ai mondiali inglesi di due anni prima.

 

Una pagina de La Stampa, il giorno dopo il trionfo dell’Italia sulla Jugoslavia.
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