Damiano Tommasi: “Allenamenti? Solo con la prospettiva di tornare”

In questi giorni di crisi nera anche per il mondo dello sport, uno degli argomenti più caldi riguarda proprio il futuro della Serie A e dei suoi protagonisti. Discussioni sul taglio degli stipendi, sulla ripresa degli allenamenti, sul destino di questo campionato. Dopo vari tentativi siamo riusciti a contattare Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), per provare a mettere ordine a quanto si legge in questo periodo. «Prima di tutto vorrei premettere che non c’è stata alcuna proposta da parte della Lega». Chiarisce subito l’ex giallorosso.  «Quello che è stata fatta è semplicemente una comunicazione alle loro società, che hanno deciso di affrontare il tema in maniera univoca. O meglio, hanno deciso di attenersi a delle linee guida che consistono nel taglio degli stipendi fino a fine stagione nel caso in cui non si dovesse riprendere la competizione, o pagare due mensilità nel caso contrario. Vanno però sottolineati due aspetti. Prima di tutto, non pagare quattro mensilità significherebbe non pagare nemmeno marzo, anche se i giocatori sono scesi in campo fino al 9, e qualcuno si è allenato fino a metà marzo. Ma la cosa che più sorprende, è che siano state disposte delle linee guida che, come viene ribadito nel loro comunicato, non hanno alcun valore nel rapporto tra calciatore e club, in quanto questi dovranno trovare insieme un’intesa sul da farsi. E’ infatti sorprendente che l’abbiano fatta passare come una delibera presa all’unanimità. Da parte nostra non siamo stati né interpellati né sollecitati. La nostra non è stata quindi una risposta o un compromesso, ma soltanto un commento».

Sarebbe meglio riuscire a trovare una soluzione unica per tutte le società o lasciare che ogni associazione trovi un accordo con i propri tesserati?

«Non tutti i giocatori hanno le stesse situazioni. Alcuni giocatori hanno 30 anni, altri ne hanno 20, quindi sicuramente è difficile fare una linea univoca. Ciò che si sta cercando di fare, per esempio con la Lega Pro, è di trovare un’impegno tra società, Lega, Associazione Calciatori e Federazione partendo dal presupposto di garantire i redditi più bassi. In Serie A questo tema è meno sentito, ma per noi al momento è la preoccupazione principale. In Serie A poi parliamo anche di contratti pluriennali, situazioni di relazione con la società e giocatori che rendono complicato trovare un’intesa unica sulla gestione del momento. Infine, dispiace che si stia cercando di mettere in cattiva luce gli attori protagonisti quando sono proprio questi i primi ad agire mettendo in atto per esempio raccolte fondi».

Secondo lei, se questa situazione fosse accaduta 20 anni fa sarebbe stata gestita in modo diverso?

«Una volta probabilmente sarebbe prevalso il concetto del “se non c’è il pubblico per chi giochiamo?” Mentre adesso sono diventate le TV la principale fonte di introiti per parecchie leghe europee. A tal punto che la UEFA vuole far giocare le partite di Champions League a porte chiuse pur di giocarle e trasmetterle in televisione. Sicuramente se fosse successo tanti anni fa non ci sarebbe stato alcun dubbio di quando e come ricominciare. Anzi, sarebbe rimasto il tema sportivo. L’obiettivo dunque sarebbe stato quello di scendere in campo per poter dare quei verdetti che ad oggi il campionato non ha ancora, e non rischiare che vengano assegnati a tavolino che si dice di dover fare».

Iker Casillas su Twitter ha proposto di allineare il campionato con l’anno solare, in vista anche della Coppa del Mondo di novembre 2022.

«L’idea in sé racchiude una preoccupazione che hanno in molti, ovvero salvaguardare la stagione ’21-’22. L’allineamento dell’anno solare avrebbe dunque un duplice effetto: spostare più avanti il momento in cui si cercherà di tornare in campo, ma soprattutto tutelare anche il campionato ’20-’21. Mentre ad oggi ci si chiede quanto in là possiamo spingerci senza rischiare di danneggiare la prossima stagione, soprattutto se il campionato ’19-’20 dovesse chiudersi a settembre. Sicuramente tutto questo influirà anche sui contratti. Se si vuole chiudere la stagione per recuperare le perdite avute quest’anno, forse sarebbe il caso di riprendere a settembre direttamente con la nuova stagione e limitare i danni. Ovviamente posticipare la chiusura di questo campionato, e arrivare fino a settembre, comporterebbe sostenere spese senza però avere ricavi e quindi grandi perdite di introiti».

 

 

E poi c’è anche da tenere in conto che tanti giocatori a fine giugno vanno in scadenza, e quindi forse potrebbe servire una proroga straordinaria per farli giocare fino alla fine della stagione.

«Anche questa è una proposta di cui si sta già parlando in FIFA. Il problema è che nessuno può imporre il prolungamento di autorità dei contratti. Tanti giocatori poi che hanno un contratto in scadenza magari hanno già firmato un contratto che parte dal primo luglio con un’altra squadra, e anche questo complica ancora di più le decisioni. Per questo motivo magari, prendere atto che questa stagione dovrà essere chiusa in un determinato modo potrebbe evitare una serie di interventi normativi che, ad oggi, non sono ancora stati accertati».

Guardando invece il Bayern per esempio, ci sono società che hanno già ripreso allenamenti, anche qua in Italia alcuni club spingono per ricominciare.

«Sicuramente avrà senso riprendere le attività e ricominciare ad allenarsi solo quando si sarà sicuri di poter tornare in campo, altrimenti si fanno correre rischi non solo a calciatori e atleti, ma anche a tutti coloro che vengono chiamati quando si attiva una squadra di calcio. In ogni caso, senza la prospettiva di tornare in campo penso sarà comunque complicato. Se sarà confermata per esempio, la ripresa del campionato  dal primo giugno, allora, forse, potremmo iniziare. Anche perché l’alternativa è scendere in campo senza essersi allenati, e anche questo non è possibile. Serve cura e attenzione a quella che è la possibilità di contagio. Poi, per qualcuno, la convinzione e la rassicurazione che tutto è a posto, non sarà mai abbastanza».

Per i campionati minori, avete aperto un conto corrente a sostegno delle associazioni, come procede?

«Come facciamo sempre abbiamo aperto un conto da cui far partire gli aiuti, dato la possibilità a chi vuole impegnarsi di partecipare. Tantissime squadre e tantissimi giocatori sono già attivi per aiutare ospedali e strutture sul proprio territorio. E non parlo solo di calciatori in attività, ma anche dei campioni del 2006, per esempio».

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Giulia Taviani

22 anni, nasco a Verona, mi sposto a Milano ma sogno Bali. A quattro anni ho iniziato a scrivere poesie discutibili, a 20 qualcosa di più serio. Collaboro con Master X e con Periodico Daily. Ho scritto di cinema, viaggi, sport e attualità, anche se sono fortemente attratta da ciò che è nascosto agli occhi di tutti.

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