Scaramanzia e sport. Chi sono gli atleti più superstiziosi?

Se si parla di sport, si parla, ovviamente, di atleti. Dietro ai successi ottenuti ci sono sacrificio, sudore e allenamento, oltre a una buona dose di talento. E la fortuna. Ebbene sì, molti sportivi si affidano a riti scaramantici, amuleti a volte, per scongiurare la cattiva sorte. Una fede quella nella scaramanzia che si può trovare in tutti gli sport.

Qui sotto, abbiamo provato a raccogliere quelli più particolari, quelli più insoliti, sport per sport. Buona lettura.

Calcio

Nello sport più seguito al mondo, la scaramanzia non può mancare. Sono tanti i calciatori che possiedono infatti dei propri riti e che credono fortemente nella fortuna ritenendo quest’ultima un fattore fondamentale per giocar bene e ottenere la vittoria.

Esteban “Cuchu” Cambiasso e il suo coffee time

L’ex numero 19 dell’Inter con cui ha vinto tutto ciò che c’era da vincere conquistando anche il Triplete nella stagione 2009/2010, è forse uno dei giocatori più scaramantici di quella stagione. Un suo compagno di squadra, Julio Cesar, racconterà di lui e dei suoi aneddoti in un’intervista rilasciata a FoxSports:

Alle riunioni tecniche era sempre uno degli ultimi ad arrivare, doveva prendere una sedia che si trovava tra le prime file e portarla dietro, quindi ci si sedeva e doveva essere l’ultimo. Quando facevamo il riscaldamento, invece, lui doveva arrivare in campo con il pallone sotto braccio, piazzarlo nella mezzaluna dell’area e calciare in porta, avrebbe portato fortuna per fare poi gol in partita

Ma non solo. Cambiasso era solito entrare in campo nella stessa maniera in ogni partita: tre saltelli a zoppo galletto dopo aver toccato il terreno di gioco con la mano destra facendosi il segno della croce. Un rito che sembra aver portato bene all’ex neroazzurro.

Esteban Cambiasso dopo il gol segnato al Chelsea nel 2010
Quella volta di Kolo Tourè..

Fratello di Yaya Tourè e di professione difensore, Kolo, oltre ad essere diventato virale sul web con il coro intonato a lui e suo fratello, è ricordato anche per la sua tremenda scaramanzia. Nel calcio si sa, sono molti i calciatori che vogliono essere gli ultimi della propria squadra a scendere in campo. Ma nel match di Champions League Arsenal – Roma del 2009, Tourè estremizzò al massimo questa fissazione.

L’episodio che lo vede coinvolto è alquanto curioso. Terminato l’intervallo, i Gunners si ripresentano in campo in 9 uomini. All’appello mancano i due centrali difensivi, il francese Gallas e proprio Kolo Tourè. L’arbitro della partita, Bo Larsen, non ha esitato e ha fatto ricominciare il match costringendo l’Arsenal a giocare qualche minuto in doppia inferiorità. Ma dove erano finiti i due giocatori? Si dice che William Gallas, dopo un massaggio ricevuto, si stesse rimettendo gli scarpini levati in precedenza. E Tourè? L’allora capitano dei Gunners, come scaramanzia comanda, aspettava il suo compagno per non entrare in campo prima di lui ed essere così l’ultimo. Un rito che poteva costar caro ai Londinesi, poi comunque vincitori 1-0 sui giallorossi.

Kolo Tourè, capitano dell’Arsenal
Josè “Pepe” Reina, allo stadio sempre “pieno”

L’ex portiere di Liverpool, Milan e Napoli e ora in forza all‘Aston Villa in Premier League, è conosciuto nel capoluogo campano, oltre che per la sua bravura tra i pali, per la sua scaramanzia. Nella città regina dei sortilegi contro la malasorte, Pepe Reina si è sentito di fatto, a casa. Sono tanti gli episodi che lo vedono coinvolto come quello di disputare i match con i calzettoni al contrario o di entrare in campo a zoppo galletto (come il Cuchu). A Liverpool, ma anche a Napoli, Reina è stato visto molte volte rifornire la propria auto in uno dei distributori vicino allo stadio in cui si sarebbe dovuto recare. Motivo? Non poteva giocare se la macchina non aveva rigorosamente il pieno di carburante. La domanda sorge spontanea: cosa ci incastra con il calcio? Poco e niente, ma i riti scaramantici sono pur sempre riti scaramantici.

Pepe Reina, ex portiere di Napoli e Milan
Un tuffo nel passato: gli scarpini di Klinsmann e la gomma di Cruijff

L’attaccante tedesco e il fantasista olandese hanno in comune, oltre al talento per il calcio, delle usanze bizzarre e scaramantiche. L’ex Inter Jurgen Klinsmann, ad esempio, non si cambiava mai gli scarpini prima che essi si fossero distrutti completamente. E se si pensa al calcio moderno dove i calciatori hanno a disposizione un paio di scarpini differente per ogni partita, vien quasi da ridere.

Il numero 14 olandese invece, ai tempi dell’Ajax, era solito avere due riti scaramantici prima dell’inizio di ogni partita: un colpo sulla pancia al proprio portiere andando poi a sputare la gomma da masticare nella metà campo avversario. Un modo per “maledire” quella parte di campo e gli avversari?

Johan Cruijff capitano del suo Ajax

Basket

Cambiando sport ma rimanendo sempre nel tema scaramanzia, voliamo oltreoceano per scoprire gli aneddoti più curiosi nel campionato di pallacanestro più importante del mondo, la NBA. I suoi giocatori più forti di tutti i tempi si sono scoperti anche molto fedeli alla scaramanzia, come? Scopriamolo.

Lebron James show

Il numero 23 dei Lakers e 3 volte campione NBA, ha fatto del suo rituale scaramantico una vera e propria icona ricollegabile solo alla sua persona. Prima di ogni partita infatti, James si mette del borotalco nelle mani per far aderire meglio il pallone una volta in partita. Il borotalco avanzato tra le mani viene poi lanciato dal numero 23 in aria creando una nuvola di polvere bianca. Ma non solo. Lebron è famoso anche per le strette di mano che condivide con i suoi compagni. Per ogni giocatore infatti, il numero 23 gialloviola possiede una stretta mano diversa, un modo per rendere la relazione con gli altri componenti della franchigia unica.

Michael Jordan, bon apetite

Il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, Michael “Air” Jordan, si dice avesse un’abitudine molto particolare prima di ogni partita. L’ex numero 23 (e 45) dei Bulls, oltre indossare i suoi vecchi pantaloncini della University of North Carolina sotto la divisa ufficiale, era solito infatti mangiare il solito piatto quattro ore prima delle partite: quasi 6 etti di bistecca con patate ed insalata. Per volare d’altronde, servivano energie.

Michael Jordan detentore di 6 anelli NBA
Jason Terry, battere gli avversari assomigliandoli

L’ex playmaker dei Mavericks aveva un modo tutto suo per preparare una partita. La notte prima di ogni match, Terry era solito dormire indossando i pantaloncini della squadra che avrebbe incontrato il giorno seguente. Un modo questo per entrare già nella mentalità giusta per la partita oppure solo vera e pura scaramanzia?

Tennis

Nel tennis, uno sport individuale, i riti scaramantici non possono mancare. Ogni tennista ha il suo tic, ha il suo modo di affrontare ogni situazione pur di portare a casa il punto successivo.

Rafael Nadal, l’uomo dal servizio infinito

Se nel tennis esiste un tempo massimo per servire, beh, il merito è anche di Nadal. Prima di ogni servizio, prima o seconda che sia, il Maiorchino è conosciuto per il rito da eseguire. Nell’ordine, tutto con la mano destra mentre la sinistra fa rimbalzare la pallina al suolo con la racchetta: smutandata, aggiustamento maglietta spalla sinistra e poi destra, toccata di naso e toccata di orecchio sinistro, toccata di naso e toccata di orecchio destro. E poi serve. Ma non solo questo.

Nadal è famoso per la sua fissazione (o ossessione?) con le bottigliette di plastica, una di acqua e una di integratori. Entrambe devono essere posizionate l’una accanto all’altra e con il liquido all’interno rigorosamente allo stesso livello. Pazzesco direte voi. E se una delle due per caso dovesse cadere per il vento? Nessun problema, anche i suoi fan sanno di questo rituale.

Roger Federer e il suo numero preferito

Il rivale numero uno e avversario per ben 40 volte di Rafael Nadal (da qui il nome della rivalità Fedal), non è da meno al collega spagnolo in quanto a rituali scaramantici. Federer è infatti legato molto al numero 8 essendo nato l’8 agosto. Durante le partite il tennista svizzero porta in campo con sé sempre 8 racchette e durante il match beve da ben 8 bottiglie diverse. Ma occhio a definirlo ossessionato. Come lo stesso Federer ha dichiarato, la sua è solo “una condizione per sentirsi più a proprio agio”.

Dominic Thiem e la “carezza” alla pallina

Quell’oggetto rotondo e giallo spesso va trattato con amore. I tennisti lo sanno bene, il rimbalzo di quella pallina può determinare una partita e perché no, una carriera. Dominic Thiem, astro nascente del tennis moderno, è solito “accarezzare” la pallina prima di ogni servizio. Durante la procedura di battuta, Thiem fa rimbalzare una volta la pallina sul terreno con la mano colpendola poi con il lato della racchetta. Una volta tornata a disposizione delle sue mani, Thiem esegue una sorta di gioco di prestigio andando a sfiorare la pallina con il dorso della sua mano sinistra.

 

Motori

Nel mondo dei motori, uno sport dove si corre a velocità elevate e si rischia la propria vita a ogni curva e a ogni staccata, gli amuleti e i riti di scaramanzia sono all’ordine del giorno. Dal non cambiarsi i calzini o l’intimo durante il weekend di gara a dei santini nella macchina, i modi per essere fedeli alla scaramanzia sono tanti. Il più grande pilota di MotoGP, Valentino Rossi, ha una procedura standard per ogni gara. Un’abitudine che accompagna il pilota italiano da sempre. Ma anche nelle quattro ruote c’è chi si è distinto per i suoi rituali, anche in situazioni sfortunate e tragiche.

Michael Schumacher, non siamo mica venuti qui a pettinare le bambole…

Il 7 volte campione del mondo, Michael Schumacher, era noto nel paddock per essere molto scaramantico. Oltre a salire in auto sempre dalla stessa parte (un’abitudine un po’ di tutti i piloti), Schumacher era solito portarsi degli oggetti all’interno della macchina. Gli amuleti cambiavano di gara in gara ma una volta nel 2000 portò addirittura una spazzola di una bambola.

Michael Schumacher conquista una delle sue 91 vittorie in Formula 1
Alberto Ascari e quel maledetto 26..

Ascari, un po’ come Schumacher dopo, portava con sé sempre degli amuleti. Ma ciò che lo rende famoso è che Ascari non correva mai il 26 di ogni mese. Il motivo? Il 26 luglio del 1925 suo padre Antonio morì in un incidente. Il 26 luglio del 1940 anche il suo amico Silvio Vailati perse la vita in macchina. Nel ’55 però, dei suoi amici lo convincono a salire su una Ferrari a Monza per fare qualche giro di prova. Il giorno? Il 26 maggio. Ascari accetta l’invito e sfida il suo destino. Solo dopo qualche curva, Alberto è vittima di un incidente in cui perse la vita.

Alberto Ascari, ex pilota di Formula 1 a cui è intitolata una chicane nel circuito di Monza
Valentino Rossi, cara moto..

Rossi è, se vogliamo dirlo, un po’ il re della scaramanzia, in tutti gli sport. Oltre all’avere come portafortuna una tartaruga cartoonizzata, durante ogni fase del weekend di gara, Valentino ha una propria abitudine, costantemente differente nei vari momenti. Il modo di vestirsi? È sempre lo stesso. Prima uno stivale, poi l’altro e così via. Il modo di approcciarsi alla sua moto? Sempre lo stesso. Passeggiata dal box alla moto (con sistematina annessa delle parti bassi per via della tuta aderente) e susseguente accavocciamento alla destra della moto. Un modo questo, come lo stesso Valentino racconterà, per entrare in sintonia con la moto. Come per parlarle, per creare un dialogo fra sé e la moto.

Sport e scaramanzia, scaramanzia e sport. Due mondi che vanno a braccetto da tantissimo tempo. E voi, nel vostro piccolo, avete i vostri riti scaramantici? 

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