Stop 2020: a rischio il futuro della Formula 1

Il futuro della Formula 1 non sembra più così roseo come prospettato anche solo qualche settimana fa. La stagione 2020, infatti, a causa dell’emergenza globale relativa alla pandemia del CoVID-19 avrebbe dovuto prendere il via il 7 giugno a Baku, ma come sappiamo anche il GP di Azerbaijan è stato rimandato: si aspettano a questo punto annunci ufficiali sull’inizio della stagione, verosimilmente previsto per il 14 di giugno in Canada, anche se ormai non è possibile fare previsioni che risultino davvero attendibili. La possibilità che il campionato 2020 non prenda mai il via, infatti, inizia a crescere inesorabilmente.


FIA e il futuro della stagione 2020

Tale ufficialità è attesa in particolar modo dopo il comunicato ufficiale rilasciato nella giornata del 31 marzo con il quale la FIA annuncia importanti modifiche al Regolamento Sportivo 2020, di comune accordo con i team, per garantire maggiore flessibilità alla FIA stessa e a Liberty Media (e quindi alla F1) di gestire la risposta all’emergenza.
Nello specifico, viene riservata a FIA e Liberty Media la libertà di gestire in autonomia il calendario del Mondiale 2020, senza dover richiedere il voto dei team, i quali si dichiarano anche disposti a strutturare le gare su weekend corti (due giorni) se necessario. Sempre a proposito del calendario, FIA comunica anche che qualora esso dovesse essere composto da 14 GP o meno il numero di Power Unit utilizzabili da ogni monoposto durante la stagione scenderebbe da tre a due.
Alla FIA viene poi concessa la possibilità di modificare lo svolgimento dei test e di prolungare il periodo di shutdown obbligatorio delle fabbriche.
Novità anche sul fronte tecnico: dal 28 marzo è partito il divieto di sviluppo aerodinamico sui progetti relativi 2022, valido per tutto il 2020; forse più interessante è però l’ufficialità riguardante il divieto di uso del sistema DAS imposto a Mercedes con l’entrata in vigore del nuovo regolamento tecnico (previsto per 2021 ma rimandato al 2022), che sarà applicato anche alla stagione 2021.

Per quanto utili e comprensibili, però, tali direttive rischiano di compromettere ancora di più la situazione relativa al futuro più prossimo della Formula 1: è sopratutto il blocco allo sviluppo imposto per il resto del 2020 a far preoccupare i team. In un’intervista alla BBC Christian Horner ha dichiarato che

Se c’è una cosa che sappiamo è che quando si introduce un cambiamento si generano costi. Stiamo (i team, ndr) discutendo la possibilità di far slittare le nuove regole di un anno, perché a mio avviso sarebbe totalmente irresponsabile farsi carico dei costi di sviluppo nel 2021. Sembra che ci sia un accordo tra i team, ma è necessario che la FIA ratifichi lo spostamento di questi costi di sviluppo nel 2022, per l’introduzione nel 2023. […]

La Rivoluzione F1, dunque, potrebbe addirittura essere rimandata al 2023, per permettere ai team di sviluppare a dovere le proprie monoposto durante le stagioni 2021 e 2022.


A rischio anche la sopravvivenza dei team

La Formula 1, si sa, è uno sport altamente incentrato sul potere economico. Nonostante il contraccolpo finanziario subito dalla proprietaria Liberty Media (il valore delle sue azioni in borsa è sceso di 10 punti a fine febbraio), però, il Team Manager di RedBull è sicuro che la Formula 1 sopravvivrà anche al coronavirus (tant’è che è confermata l’entrata in F1 di Aston Martin per il 2021, rilevando l’attuale Racing Point)
La preoccupazione condivisa da Horner nell’intervista citata poco fa è relativa non tanto al se i team supereranno questo periodo di crisi, ma a quanti team riusciranno a farlo, con alcune scuderie che alla fine di questa vicenda potrebbero trovarsi in una seria difficoltà finanziaria: team come Haas, Williams, AlfaRomeo sono nella situazione più delicata e probabilmente nel 2021 subiranno il contraccolpo finanziario più grave, relativo agli esiti di questa stagione: i “conti” in Formula 1 si fanno infatti con un anno di ritardo (nel 2020 si ricevono i ricavi del 2019, nel 2021 quelli del 2020 e così via) e quelli relativi alla stagione corrente non sembrano poter garantire ai team introiti sufficienti per sviluppare adeguatamente la propria vettura, o addirittura per far sopravvivere alcune scuderie nella massima serie.
A questo proposito è intervenuto Franz Tost, Team Principal di AlphaTauri, che ha spiegato come

(Le misure di aiuto economico previste dalla FIA, ndr) aiuteranno solo se si correranno tra le 10 e le 15 gare questa stagione. Se non si correrà più o se non si correrà abbastanza non saranno abbastanza per compensare i costi sostenuti dai team. A quel punto i team dovranno trovarsi d’accordo su misure drastiche […]

Nel caso di un mondiale con meno di 16 appuntamenti, infatti, andrebbero rivisti diversi contratti con le emittenti televisive proprietarie dei diritti di trasmissione del Campionato, andando così a ridurre ulteriormente il totale degli introiti dei team.
A ciò si unirà anche il mancato introito derivante dall’organizzazione dei GP cancellati e quelli -per adesso- rimandati, che insieme ai diritti televisivi compone la maggior parte del valore della Formula 1, stimato in circa 1.8 miliardi di dollari.

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Possibile livrea dell’Aston Martin Racing Team, che nel 2021 subentrerà all’attuale Racing Point (Sean Bull Design/Twitter)

Un futuro incerto

Da qualunque punto di vista lo si voglia guardare il futuro della Formula 1 per questa e per le prossime stagioni sembra portare con sè più dubbi che certezze.
La speranza è che gli avvenimenti di questo 2020 si risolvano in un nulla di fatto sportivo e che non abbiano un impatto degno di nota sulla Formula 1 dei prossimi anni, tuttavia potrebbe davvero essere una chiave di volta per quella che è la F1 moderna.
I danni di quest’emergenza globale, infatti, saranno quasi tutti economico-finanziari e a rimetterci saranno con ogni probabilità le scuderie minori, gli organizzatori dei GP (che spesso e volentieri vivono grazie al GP che organizzano di anno in anno) e i membri dei team impegnati nel reparto di produzione e sviluppo.
I prossimi passi sono sempre gli stessi: aspettare comunicazioni ufficiali da FIA e Liberty Media che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane dovranno interfacciarsi sia con i team sia con le autorità dei paesi ospitanti per riuscire a delineare un calendario per il 2020, che a questo punto andrà probabilmente a sforare quello del 2021 e che, a questo punto, solleva qualche perplessità: ha davvero senso correre nel 2020?

Emanuele Breschi

Diplomato in Lingue e laureato in Scienze Politiche, anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri.

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