Campionato F1 2020: ha ancora senso correre?

Il campionato di F1 è, per ora, fermo, e l’inizio sembra sempre più lontano. La FIA ha organizzato delle gare online per farci divertire e per far scorrere più veloce questa quarantena, ma la realtà è tristemente nota a tutti. Purtroppo possiamo solo aspettare che il tutto finisca e pregare per le persone che non ci sono più, o che in questo momento sono meno fortunate di noi.

In questo periodo di vuoto tuttavia, guardando il calendario che ci troviamo davanti per questo 2020, ci siamo fatti una domanda, a cui abbiamo dato risposta nei lunghi momenti di ozio e studio di cui, forzatamente, disponiamo: ha ancora senso il campionato mondiale di F1 2020? Ha ancora senso correre le gare rimanenti? Sì e no è la nostra risposta, che si presenta come un interessantissimo ossimoro.

Prima di tutto bisogna premettere ciò: il calendario sarà probabilmente di 15 gare, 7 in meno del normale; le scuderie durante questo stop forzato avranno la possibilità di migliorare, incrementare, risolvere e sviluppare tutto ciò di cui hanno bisogno (qui un approfondimento); un calendario ridotto permetterà uno stress più elevato per tutti i componenti delle vetture, perché dovranno letteralmente durare 7 gare in meno, e che quindi potranno essere spinti oltre il testato; la McLaren, che aveva per il 2021 previsto di passare a power-unit Mercedes, avrà la possibilità, visto lo slittamento di cambio del regolamento, di cucire su misura la macchina di quest’anno per il nuovo propulsore, fatto che precedentemente non sarebbe stato possibile; i test invernali, soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità, sono stati dunque superati.

Quindi, premesso tutto questo, la risposta per giustizia suona come un forte no. Il campione del mondo 2020 sarebbe un pilota che, rispetto ai campioni precedenti, ha combattuto, guidato, sudato meno; la sua macchina sarebbe una vettura nata in un modo e vissuta in un altro. Tutto girato, scombussolato, ribaltato e concesso; per giustizia sarebbe dunque un campionato che non si dovrebbe correre, un campionato che non ha senso. Si rischierebbe di dare gli allori ad un pilota o ad una scuderia che, se tutto fosse andato per il verso giusto (senza Covid-19), avrebbe magari avuto un risultato assai differente, e quindi si premierebbe chi ha saputo meglio sfruttare questa pausa forzata; un gesto che suona quasi sporco. Si rischierebbe viceversa di non premiare chi in realtà, se il mondo non avesse vissuto uno dei più cupi momenti degli ultimi 70 anni, se lo sarebbe meritato, chi avrebbe vinto con merito. Quindi no, questa f1 2020 non sarebbe giusta.

C’è tuttavia un grosso ma, e riguarda non solo il campionato di F1, il motorsport o gli sport in generale, ma riguarda tutti noi, nessuno escluso. Quando questo virus passerà, con modi e tempi diversi in ogni paese, dovremo tutti tornare alle nostre vite, ai nostri lavori, ai nostri studi, alla nostra quotidianità; e la nostra quotidianità riguarda in un modo o nell’altro tutto quello che c’è al mondo, perché ognuno vive la sua, di quotidianità. Dopo 2 guerre mondiali il mondo ha saputo ripartire più forte di prima, e sotto molti aspetti è anche cresciuto grazie alle esperienze da lui vissuto. Così dunque sarà e dovrà essere anche per noi e per la F1. Diventerà un imperativo morale, quando il Covid-19 abbandonerà le nostre strade, tornarle a riempire ed a viverle, ma questo non riguarda solo le strade. Autodromi, stadi e palazzetti dopo questa esperienza dovranno essere gremiti di gente e lo sport, espressione della vitalità, dovrà tornare migliore di prima.

Ecco perché la nostra risposta è un ossimoro. Se il campionato di F1 corrente si disputerà sarà un campionato sui generis, con precedenti non ricordabili a memoria d’uomo, ingiusto per come era stato pensato e sacrosanto per tornare alla vita, per tornare alla realtà ed a tutto quello che ci manca dei nostri motori. Dispiace non poter vivere un campionato 2020 normale, ma visto l’anno che stiamo passando, sarebbe già tanto poterne vivere uno. Ecco dunque che ci si presenta davanti un mondiale diverso da quello degli ultimi anni, sicuramente cambiato e ridimensionato, ma comunque un mondiale che esprime la massima genialità e capacità umana, la massima ingegneria, il massimo genio.

Si potrebbe inoltre aggiungere che, fino a non troppo tempo fa, i campionati erano più corti, con meno gare, le regole erano diverse, e molte cose ci suonerebbero assai ingiuste rispetto agli anni recenti. Eppure sono anni che ci hanno entusiasmato e attaccato allo schermo, che hanno creato miti e leggende della F1, anni a cui spesso i più nostalgici sognano tornando con la memoria.

Ovviamente questa nostra disquisizione è tutto frutto di ciò che sappiamo finora, poiché se l’emergenza coronavirus si dovesse protrarre ancora a lungo, oltre i limiti che già ci eravamo posti, il campionato di F1, o men che meno la sua correttezza, potrebbero diventare l’ultimo dei nostri pensieri.

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GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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