Auguri, Charles: sii il futuro di cui Ferrari ha bisogno

Ciao Charles,

Lo sappiamo, oggi non è il tuo compleanno.
Oggi, però, è il secondo anniversario di qualcosa che per noi è forse anche più importante: il tuo esordio in Formula 1.
Sono passati già due anni da quel 25 marzo 2018 e dal quel tredicesimo posto nel GP d’Australia che sul momento sembrava voler dire poco, ma che adesso possiamo dire essere stato l’inizio di un nuovo capitolo della storia della Formula 1 che non vedevamo l’ora di vivere. Qualcuno può dire che è esagerato, che è “metterti troppo peso sulle spalle”, che è presto per dire queste cose.
Ma che sei il futuro della Ferrari tu già lo sai, forse lo hai sempre saputo.

Già, perchè un pilota (e soprattutto una persona) come te non si trova tutti i giorni.
L’ho pensato (perdonami se mi discosto per un attimo dal “noi” editoriale) dalle prime volte che ti ho visto correre con la tuta rossa e che ti ho sentito parlare nelle interviste e nei team radio.
È stato col GP del Bahrein dello scorso anno che ho capito: un ragazzo della mia età capace di avere quell’autocontrollo; quel rispetto per il team; quella gioia genuina (dopo la Q3); quella capacità di dire cose sensate anche in momenti negativi senza lasciarsi andare deve per forza essere speciale. Quella gara doveva essere tua; dovevi vincerla; dovevi salire su quel podio e goderti un weekend perfetto. E invece a fine gara non sapevi neanche dove parcheggiare la macchina per andare sul podio, tanto era una novità per te essere arrivato così in alto.
Quel GP mi ha fatto capire che tu saresti diventato grande e che non lo avresti fatto per la gloria, calpestando tutto e tutti pur di riuscirci, ma che lo avresti fatto con e per il tuo team; che saresti cresciuto con loro e che, soprattutto, la Ferrari è prima di tutto la tua famiglia, e non c’è nulla di più importante della famiglia. Sicuramente non un weekend sfortunato o un pit stop sbagliato.

Da fuori, forse, sembri un ragazzino fin troppo emotivo e ingenuo; in pista sei freddo e disciplinato come chi ha dieci anni di esperienza nel vincere gran premi e mondiali.
E lo hai dimostrato comportandoti spesso nel modo più maturo e responsabile anche quando pure il tuo stesso compagno di squadra sembrava darti contro. Quasi hai mai “sgarrato” e fatto cazzate (scusa il francesismo), cosa che alla tua età è più che concesso fare, anche quando chiunque altro avrebbe fatto fuoco e fiamme per errori altrui.
Ma tu no: sei sempre stato rispettoso di quella macchina e di quel team che tanto ami senza trovare scuse o arrancare giustificazioni per i tuoi errori, anche quando forse avresti dovuto o perlomeno ne avresti avuto diritto.

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Charles Leclerc sul podio a Monza (Miguel Medina / AFP)

Poi è arrivato Monza. E non credo servano parole per descrivere quello che hai provato, quello che hai dimostrato e soprattutto i sentimenti che hai risvegliato nel cuore di tutti i Tifosi: chi non ti conosceva ha aperto gli occhi, chi aveva dubbi su di te si è dovuto ricredere e chi già credeva in te ha avuto i brividi lungo tutto il corpo (parlo per esperienza personale) nel vedere che spettacolo è stata la gara prima, il podio poi. Le qualifiche sono stare a dir poco strane,ma ne sei uscito dicendo che “è domani che si fanno i punti”.
E ne hai fatti più di tutti: in un giorno sei diventato Leggenda.

Non te lo aspettavi tu e non ce lo aspettavamo noi (e probabilmente non se lo aspettava neanche quel tassista) eppure è successo: hai fatto impazzire decine di migliaia di persone in pista e milioni a casa come pochi altri nella storia sono mai riusciti a fare.
Non vogliamo fare paragoni nè con Sebastian nè con Lewis. Non vogliamo fare paragoni nè con Michael, con Ayrton o con Alain. Vogliamo solo dirti che il tuo nome, un giorno, sarà altisonante quanto e più del loro.
Per quanto può valere, però, sappi che per noi sei già uno dei Grandi (anche se hai a malapena l’età per noleggiare un’auto) e non vediamo davvero l’ora di vivere con te il futuro di una Ferrari che ora come non mai ha bisogno del suo campione, del suo riferimento e della sua certezza: in poche parole, del suo Charles.


Ci vediamo (forse) in Canada, Charles.

Emanuele e tutto il team di RBRSport.

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Emanuele Breschi

Diplomato in Lingue e laureato in Scienze Politiche, anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri.

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