Grandi società contro piccole: a perderci è la Serie A

La serie A, come ogni sport, è ferma. Il coronavirus è stato in grado di mettere in ginocchio un’intera società culturale ed ora, l’unica cosa che possiamo fare, è stare a casa, e curando noi stessi, salvare il prossimo.Certo è che dopo 10 giorni l’adrenalina della competizione (anche se solo televisiva) si fa sentire, ed oltre a tornare negli stadi pieni, negli autodromi infiammati, la mente veloce ragione a mille, un po’ su tutto, un po’ su niente. La mia in particolare si è soffermata sulla parte bassa della classifica dei valori delle rose e delle società italiane; e ne sono rimasto perplesso, soprattutto paragonando tale classifica con quella effettuale del campionato.

 

US Lecce 54,55 mln€; Brescia Calcio 93,10 mln€; SPAL 74.05 mln€; Hellas Verona FC 128,48 mln €. Abbiamo qui i dati delle ultime 3 per valore e di tutte le neopromosse, che se paragonate con le 4 top della serie A, fanno venire i brividi. Juventus FC 755,50 mln € ; Inter   685,40 mln €; SSC Napoli 656,00 mln €; AS Roma 431,30 mln €. Letteralmente il paragone è alla Davide contro Golia, Impero Galattico contro Alleanza Ribelle. Ricordate però come finiscono queste 2 storie? Solitamente vincono i deboli, ma non nel calcio, non nell’economia, non nel soldo; salvo qualche rara eccezione di cui quest’anno abbiamo un felice esempio: il Verona. Concentriamoci però sui numeri, se analizzati cosa ci dicono?

I valori (meglio i milioni) parlano chiaro; La Juventus vale 13 volte il Lecce, 8 volte il Brescia. Cioè, girando i dati, si potrebbe affermare che con la rosa della Juventus si possono acquistare 13 squadre di uno dei massimi campionati di calcio mondiali. Come può essere una tale differenza in qualche modo utile o funzionale per lo scopo della Serie A. Voglio dire: cosa guadagna una competizione nazionale ad avere 5/6 società top, preparatissime ed ad un livello sportivo eccelso, e poi tutto il resto delle compagini povere e con giocatori vecchi o non all’altezza. Che poi lo sappiamo benissimo, tutte le squadre più importanti, quando si trovano difronte le neopromose, le “deboli”, mica si impegnano, mica giocano sul serio; ecco allora il turnover, il contentino per il secondo portiere, il debutto del talentuosissimo 16enne della primavera ed un sonoro risultato; 2-0, 3-0, poker, manita e chi più ne ha più ne metta.E allora tutti a lodare la squadra: “che prestazione!”  “Eh ma non era facile! Anche se l’anno passato era in B è una squadra grintosa”. E certo che è una squadra grintosa, ha solo quello! La grinta! Perché se per un attimo si gira lo sguardo non verso i campioni, ma verso i perdenti (sul campo), questa è la verità la maggior parte delle volte: grinta, sconsolazione, delusione, lotta. Le neopromosse puntano alla salvezza od al massimo del paracadute, dalla 15esima in poi puntano anche loro alla salvezza, dalla decima alla quindicesima sono salvi e quindi contenti, dalla decima in su si lotta per l’Europa. Questo senza fronzoli e giri di parole. E mentre per le grandi si sogna Ronaldo per le piccole società un acquisto da 5 milioni è pura follia, un super budget.

 

La cosa che dovrebbe entrare in testa probabilmente a tutti, tifosi compresi, che le squadre di bassa classifica non sono fatte per dare 3 punti, per far giocare una partita vincente in più. Spesso hanno una storia, un caldo tifo, dei giocatori fedeli, ed ecco che quindi arriviamo al felice esempio di quest’anno: l’Hellas Verona. L’Hellas Verona da prima squadra promossa alla retrocessione, lotta per l’Europa ed è a detta di tutti la sorpresa del campionato; mercato geniale, allenatore carismatico, tifo caldo, giocatori grintosi e sogni che guardano oltre i confini nazionali. Tutti ne parlano, tutti la lodano, tutti sono felici (veronesi ovviamente per primi) ma nessuno si pone la domanda: perché solo l’Hellas? Perché solo il Verona deve far paura alle migliori del campionato, deve fare punti contro di loro, ed il Brescia, in questo caso, si trova ultimo dopo che l’anno scorso aveva stradominato in b? Perché? Perchè è una scommessa, un gioco della sorte. Qualcuno con 3 milioni ha fortuna e compra un futuro top player (come questo magico Hellas), altri invece fanno un buco nell’acqua, e quel buco vuol dire B; senza la minima possibilità di lottare, di sperarci. Ma questa minima possibilità si riflette su tutto il campionato, sulla sua spettacolarità, che sta nella sua incertezza, che essendo minima (già a priori si sa chi sarà in cima chi in fondo), avvilisce un campionato seguito dalla maggior parte del pubblico solo per quelle 6/7 squadre.

Certe cose tuttavia potrebbero cambiare, anche se questa tristissima riflessione non ha alcun volere d’essere didattica. In Inghilterra per esempio non è così, e se anche c’è chi scende nella serie cadetta, è tutto più confusionario, tutto più indeciso, più agonistico, tutto più ribaltabile, tutto più combattuto. Forse, e dico forse, è merito della distribuzione degli incassi per i diritti Tv, e quindi dei budget e quindi delle rose più competitive di ogni società. Certo le prime 2 valgono 1 miliardo, quasi una manovra finanziaria, ma sapete quanto vale il Norwich City, fanalino di coda della Premier? 156,35 mln €. In Italia sarebbe la 12esima rosa con il valore più alto. A voi cari lettori, per tirare le somme.

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GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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