Per la prima volta anche la Formula 1 ha paura

Ce lo dicevano i nostri genitori; lo sentivamo in televisione; lo leggevamo sui libri. Probabilmente, è il detto più usato di sempre: c’è sempre una prima volta.
E questa prima volta, per la Formula 1, è arrivata. E non è esattamente una prima volta piacevole; anzi, è una di quelle prime volte che vorresti non ci fossero mai.
La Formula 1 ha resistito sempre a tutto: crisi economiche, politiche, sociali; lutti e incidenti gravi; scandali e questioni politiche interne. A discapito di tutto, si è sempre corso e lo si è sempre fatto in un ambiente consapevole che, prima o poi, tutti i nodi vengono al pettine.
Ma ad un fenomeno dirompente a livello globale come il coronavirus, forse, nemmeno la Formula 1 potrà resistere.

Il primo campanello d’allarme è suonato quando è arrivata l’ufficialità del primo GP della storia della F1 ad essere corso a porte chiuse, senza né pubblico né visitatori: quello del Bahrain, il secondo in calendario dopo l’Australia, sarà un evento letteralmente più unico che raro e rappresenterà una prima volta pesante per tutta la Formula 1.
L’esperienza sarà unica tanto per i team (e sopratutto per i piloti, che non potranno salutare i tifosi durante la parata d’onore a fine gara) quanto per i fan: per la prima  volta dal 1950 gli spalti saranno vuoti. Nessuno agiterà le bandiere del Cavallino al passaggio di una Ferrari sul rettilineo principale; nessuno agiterà quelle arancioni in onore di Verstappen; nessuno esulterà insieme ad Hamilton al taglio del traguardo.

La Formula 1 perde così una delle sue parti più importanti: la surreale emozione di assistere dal vivo a quei 20 supereroi in tuta -ma senza mantello- che più o meno ogni finesettimana mettono in gioco la propria vita praticando uno degli sport più impegnativi in assoluto a livello sia fisico che mentale (basti pensare che, come se non bastasse la consapevolezza di guidare a velocità superiori ai 300km/h, per azionare il pedale del freno un pilota di F1 deve esercitare, con una gamba sola, una forza pari a quella che serve per alzare circa 120-130kg ad un leg press).
Vederli correre è una magia; vederli conoscere a memoria un circuito e descriverlo metro per metro è una magia (vedi sotto); vederli esultare prima nel sottopodio e poi sul podio è una magia. Una magia che nasce da un mondo nascosto fatto da migliaia di persone che ogni giorno si impegnano per progettare e costruire bullone per bullone quelle monoposto che, a guardarle bene, sono proprio un’opera d’arte.

In Bahrain, dunque, si correrà in una sorta di autodromo fantasma. Gli unici rumori  nei paddock saranno quelli delle pistole dei meccanici e solo i rombi dei propri motori accompagneranno le monoposto al taglio del traguardo.
Sarà strano? Sicuramente. Non sarà però, forse, l’ultima volta: l’inizio della stagione si avvicina sempre di più e, nonostante le rassicurazioni da parte di team e della FIA stessa dei giorni scorsi, la questione coronavirus sembra farsi sempre più viva e concreta anche in Australia e sopratutto all’Albert Park di Melbourne, dove il 15 marzo si correrà il primo GP del 2020 e dove ieri è risultato positivo al test per il CoVid-19 un cliente di un albergo situato nei pressi del tracciato.
Come se non fosse abbastanza, è di questa mattina la notizia che due membri del team Haas e uno del team McLaren si siano messi in autoisolamento dopo aver riscontrato i primi sintomi di un’influenza; il tampone per il coronavirus, però, non darà risultati prima di 3-5 giorni. Sempre a causa del pericolo coronavirus, la FIA ha annunciato che la sessione di autografi del GP d’Australia è cancellata e sarà sostituita con una tradizionale intervista. Contatto ridotto al minimo, dunque, tra piloti (e in generale i team) e tifosi, come c’era da aspettarsi.
Le cose iniziano a farsi preoccupanti.

Cosa succederà, adesso, non è più così chiaro: al momento si sa solo che il GP si correrà e, per adesso, i circa 200.000 spettatori previsti saranno regolarmente presenti sugli spalti. Anche in Bahrain si correrà (seppure, come detto, senza pubblico). Il GP di Cina, invece, è stato ovviamente cancellato dal calendario e rimandato a data da destinarsi. Ciò che verrà dopo, però, è impossibile da prevedere: solo le prime due gare del mondiale infatti sono confermate; per le altre bisognerà aspettare la decisione ufficiale della FIA e degli altri organi competenti.

I riflettori sono puntati sopratutto sul quarto appuntamento, ospitato dal circuito di Hanoi, il cui svolgimento previsto per il 5 aprile è a rischio dati i recenti accertamenti dei primi casi di coronavirus nella capitale vietnamita.
Ma non finisce qui: a maggio si corre in Spagna; a giugno in Francia. E così via. Fino ad arrivare a Monza, il 6 settembre.
Senza sapere quando l’emergenza coronavirus potrà dirsi conclusa o quantomeno in fase di recessione, è impossibile fare previsioni: la paura dunque è che le cose peggiorino e il campionato di Formula 1 possa subire delle menomazioni sostanziose fino ad una possibile sospensione.

F1-2020-le-gare-streamingindiretta
Calendario 2020 e CoVid-19: in rosso i paesi con almeno 500 casi confermati; in giallo i paesi con almeno 100 casi confermati. (fonte: worldometers.info)

Già, poiché come forse i meno addetti ai lavori non sapranno, le gare di Formula 1 sono calendarizzate secondo uno specifico ordine e in base a specifiche esigenze sia tecniche che pratiche, partendo dalle questioni più semplici come le temperature ed il meteo fino ad arrivare a quelle più complesse riguardanti la produzione delle varie mescole di pneumatici da parte di Pirelli, prefissate e regolate in base alle necessità dei diversi tracciati.

Tutto ciò rappresenta un unicum assoluto nella storia della Formula 1, che dalla sua fondazione nel 1950 non ha mai saltato un’edizione, portando a termine con successo tutti i 70 Campionati del mondo fino ad oggi disputati.
A noi fan non resta dunque che sperare che quello del 2021 sia il 71esimo; perché lo sia, però, che ci si voglia credere o no, è necessario l’aiuto di tutti: meno contagi vuol dire una crescita più lenta e una risoluzione più anticipata dell’emergenza.

Concedetemi dunque di chiudere con un hashtag, forse il più importante in questi giorni: fino al 3 aprile #iostoacasa. Anche per la Formula 1.

Annunci

Emanuele Breschi

Diplomato in Lingue e laureato in Scienze Politiche, anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri.

2 pensieri riguardo “Per la prima volta anche la Formula 1 ha paura

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: