Ferrari ed il motore “truccato”: cosa sta succedendo, spiegato semplicemente

Nel mondo della Formula 1 le settimane precedenti al primo weekend di gara della stagione, solitamente calendarizzato tra la metà e la fine di marzo, sono per tradizione quelle dove fan, appassionati, e giornalisti speculano su quale delle dieci scuderie riuscirà a portare su pista la monoposto più competitiva.

Quest’anno, tuttavia, il risveglio dal sonno invernale è stato particolarmente amaro, soprattutto – e ancora una volta- per gli affezionati del Cavallino: la fine dei test prestagione, infatti, ha lasciato spazio ad un’ampia diatriba riguardante l’investigazione avviata dalla FIA durante la seconda metà della scorsa stagione, conclusasi -per così dire- con un accordo privato tra la FIA (organizzatrice del campionato di Formula 1) e la Scuderia Ferrari, accusata dalle scuderie rivali di aver usufruito di una Power Unit modificata al di fuori delle possibilità contenute nel regolamento ufficiale.

La questione è tutt’altro che chiusa, però, poiché è proprio la segretezza di tale accordo -unita con la vaghezza e la superficialità con cui la FIA ha trattato l’argomento nelle sue comunicazioni ufficiali- ad aver alimentato ancora di più i sospetti delle scuderie non motorizzate Ferrari (quindi tutte al di fuori di Haas e Alfa Romeo) e ad aver confuso gli appassionati che seguono lo svolgersi del contenzioso.

Ma cos’è successo, precisamente, e quali conseguenze avrà tutto ciò sul Campionato 2020, il cui avvio è previsto –CoronaVirus permettendo– per il weekend del 15 marzo?

Proviamo a mettere un po’ di ordine stilando una cronologia degli avvenimenti più importanti, partendo dalla stagione scorsa fino ad arrivare all’ultimo comunicato ufficiale:

  • Seconda metà del campionato 2019Durante le qualifiche la Power Unit montata sull’ammiraglia Ferrari riesce a sprigionare una potenza significativamente superiore a quella della controparte Mercedes –stimata in circa 40 cavalli extra-, che si traduce in una velocità di punta discretamente più alta di quella delle frecce d’argento. Vantaggio che, però, si assottiglia molto in gara. Tale comportamento solleva l’interesse sia dei team rivali (senza che però sia mai stato presentato alcun reclamo formale) sia della FIA, la Federazione Internazionale dell’Automobile, che inizia così delle indagini interne al fine di stabilire se tale vantaggio derivi da uno sviluppo irregolare della PU Ferrari, specialmente -si dice- nel sistema che regola l’immissione e la gestione del flusso di carburante.
  • 2 novembre 2019 – Durante il weekend del GP di Austin, in USA, la FIA rilascia la prima di una lunga serie di direttive tecniche riguardanti la regolamentazione della gestione del flusso di carburante, presumibilmente dopo aver “scoperto” un cosiddetto loophole – o più semplicemente, una zona grigia nel regolamento- sfruttato dalla Ferrari per migliorare la sua PU. Ma cos’è, di preciso, una direttiva tecnica? Se un team è sospettoso dell’operato di un’altra scuderia può presentare una protesta formale durante un weekend di gara, o può più semplicemente chiedere alla FIA il permesso di far propria qualsiasi interpretazione del regolamento che si creda il team avversario stia sfruttando. La FIA, a questo punto, può informarli che tale interpretazione è valida oppure ritenerla contravvenente al regolamento. In tal caso, di solito, viene rilasciata una direttiva tecnica, al fine di mantenere tutti i team “sulla stessa pagina” relativamente a cosa è permesso e a cosa invece è vietato. 
    Nello specifico, in USA è la RedBull a presentare un quesito riguardante la possibilità di alterare il conteggio dell’apparecchio della FIA montato su ogni monoposto dedito alla rilevazione dei flussi di carburante. Con tutta probabilità, è ciò che si pensava facesse la Ferrari per ottenere prestazioni superiori.
  • 28 febbraio 2020 – la FIA rilascia un comunicato che recita, tra le altre cose: “Dopo attente investigazioni, la FIA ha concluso le sue analisi sull’operato della Power Unit della Scuderia Ferrari ed ha raggiunto un accordo con il team […] i dettagli di questo accordo rimarranno riservati.A ciò si aggiunge, poi, una sorta di “lavoro di pubblica utilità” a cui la Ferrari accetta di sottoporsi: il contribuire alle ricerche della FIA per diminuire le emissioni di carbonio e sviluppare carburanti eco-sostenibili. Questo alone di mistero sull’andamento delle investigazioni e, soprattutto, la mancanza di trasparenza sul risultato finale danno vita a una serie di speculazioni che mettono sia la FIA sia la Scuderia Ferrari in cattiva luce agli occhi dei fan e delle altre scuderie.
  • 4 marzo 2020Mercedes, sul proprio sito ufficiale, rilascia una nota a nome suo e di altre sei scuderie del paddock di Formula 1 -tutte quelle non motorizzate ferrari: RedBull, AlphaTauri, Williams, Renault, McLaren, RacingPoint- in cui esse si dicono 

    sorprese e scioccate dal comunicato rilasciato dalla FIA in merito alla conclusione delle indagini sulla power unit della Ferrari […]. Chi stabilisce le regole di uno sport internazionale ha la responsabilità di agire con i più alti standard di integrità e trasparenza – proseguono le sette scuderie – Dopo mesi di investigazioni svolte dalla FIA in seguito a quesiti sollevati dai team, obiettiamo con forza contro il fatto che sia stato raggiunto un accordo confidenziale tra la FIA e la Ferrari per chiudere la vicenda.” Nella parte conclusiva del comunicato, poi, le sette scuderie si dicono pronte a un “ricorso a norma di legge presso le corti competenti.

    Ciò rafforza la tesi secondo cui la richiesta presentata dalla RedBull durante weekend di Austin fosse stato un colpo “mirato” alla Ferrari, al fine di capire cosa avesse in serbo la scuderia di Maranello.

  • 5 marzo 2020La risposta della FIA ad una dichiarazione così dura e “sopra le righe” non si fa aspettare. Citando direttamente alcuni articoli del JDR (Judicial and Disciplinary Rules) l’organo direttivo della F1 difende e rafforza la sua posizione ed il suo operato, reiterando la legittimità della decisione presa in merito alla segretezza dell’accordo.
    Quello che ancora una volta fa discutere e finisce col gettare benzina sul fuoco anziché spegnerlo è la parte del comunicato in cui la FIA approfondisce le ragioni della sua scelta dando qualche dettaglio in più sull’iter delle investigazioni:

    Le approfondite ed estese investigazioni portate avanti durante la stagione 2019 hanno sollevato dubbi sulla legittimità dell’operato della Scuderia Ferrari con riferimento alla regolamentazione ufficiale della FIA. La Scuderia Ferrari si è fermamente opposta a tali speculazioni […]. La FIA non era pienamente soddisfatta (alla fine dell’investigazione, ndr) ma ha deciso che non fossero necessarie altre azioni a causa della complessità della materia e dell’impossibilità di ottenere prove concrete ed inconfutabili contro la Ferrari. Per evitare le conseguenze negative che un contenzioso prolungato avrebbe portato, soprattutto uno dal risultato incerto […] la FIA ha deciso di optare per un accordo effettivo e dissuasivo con Ferrari al fine di terminare il procedimento di indagine.

    Lungi dal mettere a tacere i sospetti e i pettegolezzi da paddock, il comunicato si rivela in realtà una lama a doppio taglio: se da una parte la FIA si dimostra forte nella convinzione di aver preso la decisione giusta e che tale decisione sia supportata dalla legislazione sportiva in materia, dall’altra è la FIA stessa ad ammettere, indirettamente, il suo fallimento nel portare a fondo le indagini, un po’ come se fosse stata messa all’angolo dalla Ferrari e “costretta”  ad optare per il male minore: assolvere Ferrari per le infrazioni commesse nel 2019 al fine di preservare l’integrità dei Campionati successivi.
    In tutto questo, forse giustamente, la Ferrari tace. E, forse, anche negli altri paddock per qualche giorno regnerà un clima di calma -perlomeno apparente-, dato che a fine 2020 è in scadenza il Patto della Concordia, l’accordo commerciale che regola la partecipazione e, soprattutto, il trattamento economico delle scuderie che partecipano al Campionato di Formula 1, insieme ai loro doveri ed obblighi nei confronti della Federazione.

La vicenda, dunque, seppur non unica nel suo genere nè particolarmente grave (pensiamo alla questione che portò alla squalifica della McLaren nel Campionato Costruttori del 2007) sarà sicuramente al centro dell’attenzione nel primo weekend di gara del 2020, quello del Gran Premio d’Australia, in programma all’Albert Park di Melbourne tra il 13 ed il 15 marzo.
Mentre la vicenda ha dei significati ben chiari anche al di là del merito sportivo, quali saranno gli sviluppi immediati e quali invece le implicazioni indirette che questa vicenda avrà sul lungo periodo, però, non possono essere nè predetti nè teorizzati: l’unica certezza è che ci stiamo avviando verso l’inizio di una nuova elettrizzante stagione di Formula 1 (una stagione che, ancora una volta, inizia già in salita per la Ferrari).

La speranza però, come si dice, è l’ultima a morire; e l’unica cosa che gli appassionati di tutto il mondo sperano è che quello del 2020 possa essere un campionato combattuto ed avvincente, magari allargando la competizione per il titolo anche oltre i 3 top team. Ma per questo, forse, si dovrà rimandare al 2021, quando la rivoluzione della Formula 1 contemporanea dovrebbe dar vita ai Campionati più emozionanti di sempre.

Emanuele Breschi

Diplomato in Lingue e laureato in Scienze Politiche, anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri.

3 pensieri riguardo “Ferrari ed il motore “truccato”: cosa sta succedendo, spiegato semplicemente

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: