Hellas Verona: pazza corsa verso l’Europa

Sembra una di quelle favole da raccontare ai bambini per ispirarli, per farli sognare, per farli credere all’impossibile; sembra una di quelle storie motivazionali, una di quelle storie alla Don Chisciotte contro i mulini a vento, alla Davide contro Golia. E’, invece, l’incredibile storia dell’Hellas Verona di Ivan Juric e della sua banda, la storia della loro incredibile carica verso la salvezza, che ora, dopo averla quasi superata, puntano all’Europa.

Diciamocelo chiaramente, il Verona ad inizio anno era una squadra appena promossa in serie A, con una incredibile cavalcata alla promozione, ma con già un piede in serie B. Non se ne capiva il mercato, la scelta da parte della società di prendere Ivan Juric al posto dell’osannato Alfredo Aglietti, novello paladino che aveva appena trascinato la squadra nella massima serie. Era un squadra che (valori di transfermakt) non valeva nemmeno 50 milioni di euro, ora ne vale 92. Era una squadra che scommetteva su giocatori oramai alla fine, che si erano persi per strada, che non convincevano; certo alcuni nomi avevano fatto clamore tra i tifosi: Badu, Veloso, Rrhamani, Bocchetti, erano giocatori che nessuno si aspettava a Verona, ma che non si credeva potessero reggere da soli la baracca. Arrivò poi Stepinsky, pagato 5,5 milioni, la più grande spesa nella storia di tutto il Verona, e lì, la società, dimostrò di crederci, che anche se povera voleva aggrapparsi alla A; poi le prime partite, i primi punti e allora, in quel momento, tutti incominciarono a capire che il Verona poteva dire la sua, che il gioco c’era, l’aggressività anche di più, e la volontà di vincere?

La volontà di vincere si palesò nel trittico temibile Milan, Juventus e Lazio, dove gli scaligeri hanno totalizzato 5 punti, mostrando a tutti di quale acciaio fosse fatto quest’anno la squadra veronese. Con la partita dell’8 febbraio l’Hellas, piegando la Juventus, è andato su tutti i giornali, sulla bocca di tutti, ha rotto ogni schema ed ogni previsione. Ora in emergenza coronavirus si sta fermando tutto, e ci si può fermare un attimo a pensare, a riflettere con boccate di pipa: ma come ha fatto una squadra già morta ad Agosto ad essere la sorpresa del campionato? A lottare per un eroico posto in Europa?

Per prima cosa è innegabile dare merito al sapiente e low cost mercato del DS D’Amico, giocatori a parametro zero che ora sono le fondamenta dell’11 titolare, giocatori pagati massimo 3,5 milioni (ora sono già di grandi club, venduti per 40 milioni), che hanno subito convinto.

L’aver affidato la panchina a mister Juric è stato poi probabilmente il colpo più importante. Il croato è un allenatore figlio di Gasperini, e così il suo gioco è abbastanza atalantino; aggressività, 3 dietro, tanta corsa. Ma sarebbe riduttivo descrivere il gioco del Verona come un simil-Atalanta, infatti spesso, per il calcio di Juric, si parla di una nube, di una nuvola, che non dà riferimenti agli avversari, con uomini che rapidi si scambiano e che vanno in porta tutti, tanto che un vero “bomber” non c’è; il Verona è infatti una “cooperativa” del goal.

Innegabile è poi la solidità difensiva. 24 goal subiti la rendono la quarta difesa del campionato, a pari merito con la Juventus. Questa solidità è stata inoltre affidata a giocatori si capaci, ma che 6 mesi fa non erano nessuno o, come dicevamo prima, si erano persi per strada. Gunter e Rrahmani sono già al centro del mercato, ed il secondo è già al Napoli, Kumbulla invece, anno 2000, ha sorpreso tutti partendo da zero e gioca come un senatore esperto.

La cosa che tuttavia ha reso più di tutto in questo Verona è stata la squadra, l’appartenenza, l’unità di intenti e di volontà. In estate così come a Gennaio sono stai presi giocatori che volevano esclusivamente il Verona, pronti a sposare in tutto e per tutto la causa gialloblu. C’è chi non gioca, c’è chi come Pazzini, idolo dei tifosi e non, entra solo per 10 minuti, c’è chi si fa male ogni 2 per 3; ma tutti sono sempre al massimo, tutti danno sempre il massimo per la squadra, per sé stessi e per i loro compagni.

Che bel sogno che è questo Verona, e speriamo che presto tutte le squadre si possano ispirare a lei, perché nel calcio moderno, fatto di miliardi e di fenomeni, il Verona sembra tanto l’Anticristo, o se preferite, lo Zarathustra profeta di Nietzsche, che scende per raccontare una nuova possibile idea di calcio.

GabriSPQRatti

Studio lettere a Pisa e scrivo per la Nazione di Massa Carrara. Forza il Verona, la Ferrari, e l'Italia.

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